Uccisa nei boschi dello spaccio  Convivente condannato a 18 anni
Un pattugliamento nei boschi da parte delle forze dell’ordine

Uccisa nei boschi dello spaccio

Convivente condannato a 18 anni

Cadorago: strangolò la compagna, con la quale condivideva una tenda, durante il sonno. Quindi confessò il delitto ai vigili e fece ritrovare il corpo, salvo poi ritrattare tutto

È stato condannato a diciott’anni di carcere l’uomo che, nel settembre dello scorso anno, uccise la compagna durante il sonno, in una tenda ai margini dei boschi dello spaccio, tra Cadorago e Lomazzo.

La sentenza è stata letta ieri pomeriggio, dal giudice delle udienze preliminari Andrea Giudici, il quale ha riconosciuto Cherki Majad, cittadino marocchino di 46 anni in Italia senza fissa dimora, colpevole dell’omicidio volontario di Fatima Kaddouri, 48 anni, anche lei in Italia senza un regolare permesso di soggiorno. Di fatto accolte, dunque, le richieste di condanna dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella.

Era stato proprio l’imputato a far ritrovare il corpo della convivente e ad accusarsi del delitto, salvo poi cambiare versione e sostenere che lui con la morte della donna non c’entrasse nulla.

Il cadavere fu ritrovato il 25 settembre, nella zona del cosiddetto Lazzaretto, il luogo scelto da Majad per la sua attività di spaccio di droga. Fu proprio l’uomo a portare gli investigatori alla tenda e a confessare: «L’ho uccisa». Dopo il delitto, secondo quanto ricostruito, il cittadino nordafricano aveva raggiunto la città di Milano. Qui era stato fermato per controlli da alcuni agenti della polizia locale, ai quali ha subito detto: «L’ho uccisa io!». Spiegando poi che si riferiva alla propria compagna e che il delitto era stato commesso in provincia di Como. Furono i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Cantù e della stazione di Lomazzo a raggiungere, con Majad, l’accampamento ricavato in una radura nel bosco. Portato in cella, tre giorni più tardi, quando si trattò di rispondere alle domande del gip, Majjad Cherki ritrattò. L’avvocato difensore dell’imputato ha chiesto il rito abbreviato, che consente uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna. E così è stato.


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