Un anno fa l’addio a Tullio Abbate  «Il lago ha perso uno dei suoi grandi»
Tullio Abbate morì a 75 anni (Foto by archivio)

Un anno fa l’addio a Tullio Abbate

«Il lago ha perso uno dei suoi grandi»

Progettista e costruttore di barche di fama mondiale, fu vinto dal Covid. I familiari uniti nel dolore: «Bastavano un foglio e una matita e nulla lo fermava»

L’ultima battaglia - forse l’unica che con il suo genio non poteva vincere - gli è stata fatale. Il 9 aprile di un anno fa, dall’ospedale San Raffaele di Milano, giungeva l’annuncio che nessuno avrebbe mai voluto sentir pronunciare. Il Covid 19 - il “male invisibile” - si era portato via a un’incollatura dai 76 anni Tullio Abbate, il “Mito”, il “Drake” del Lario, pilota e costruttore, imprenditore capace con le sue linee innovative di stupire e conquistare il mondo della nautica e della motonautica.

Stringendo così amicizie a tutto tondo con piloti di Formula 1, calciatori, regnanti, imprenditori e contribuendo a rendere grande il nome del lago di Como nel mondo.

Quel 9 aprile, era un giovedì, persino il lago sembrava triste. Una notizia quella della scomparsa di Tullio Abbate che ha lasciato la “sua” Tremezzina e tutto il mondo della nautica e della velocità senza parole. Lacrime intrise di un amore incondizionato quelle versate dai figli Tullio jr, Lucia, Cristina, Paola e Monica, dai familiari, dai tantissimi amici e dalle migliaia di clienti sparsi in tutto il mondo.

Un anno dopo è la piazzetta Guido Abbate - dedicata dal Comune al capostipite della famiglia Abbate (il papà di Tullio, Carlo (Chicco per tutti) e Bruno (scomparso a 57 anni nel luglio 2008) - a Portezza di Tremezzo, laddove tutto è iniziato, il luogo fisico (ma non solo) per ricordare il “Drake” del Lario.

«Papà Tullio non c’è più. E la sua mancanza si sente. Il nostro è un dolore che ci accomuna a quello di tante famiglie che hanno perso per il “male invisibile” genitori, nonni, fratelli, familiari. Il suo ricordo vive in cantiere. Non c’è giorno che non si racconti un aneddoto che lo riguarda. Quando sono triste vengo qui, dallo zio Chicco. Ci è rimasto lui, con papà Tullio e lo zio Bruno lassù», conferma con grande compostezza Tullio jr.

Guardando questo tratto di lago, che conosce palmo a palmo, Carlo Abbate, per tutti Chicco, esclama: «Era una gran persona il Tullio. O meglio un gran personaggio. Gliel’ho ripetuto sin da giovane: avrebbe dovuto fare unicamente il disegnatore di barche. Oggi come oggi sarebbe stato il numero uno al mondo. Bastava un foglio e una matita. Nulla lo fermava».

Marco Palumbo


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