Delitto di Guanzate
Si preparavano
a uccidere ancora

Stavano progettando altri regolamenti di conti Da oggi il via agli interrogatori di garanzia ai sei arrestati per l’omicidio di Ernesto Albanese

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Guanzate

Avrebbero ucciso ancora i cinque “amici” di Guanzate?

Alla squadra Mobile sono convinti di sì. Anzi: a tre giorni dalla notifica delle ordinanze di custodia cautelare per la morte di Ernesto Albanese, martirizzato a 33 anni in un bosco accanto al Cinq Fò nella notte tra l’8 e il 9 giugno scorsi, emerge che Procura e polizia avrebbero tentato il possibile - peraltro riuscendoci - per accelerare l’iter degli arresti e per assicurare tutti alle patrie galere prima che altro sangue fosse versato.

Sembra che dopo la sepoltura di Albanese, nel quintetto “base” - escluso quindi il finese Silvano Melillo, 55 anni, accusato del “solo” reato di distruzione del cadavere - tirasse aria di resa dei conti. E che qualcuno rischiasse seriamente di subire un trattamento identico a quello riservato al cadavere di via Patrioti.

Anche di questo si parlerà questa mattina, in concomitanza con l’avvio del valzer degli interrogatori. Saranno sentiti tutti: i quattro rinchiusi al Bassone - cioè il guanzatese Rudi Locatelli, 49 anni, Franco Virgato, 43, residente ad Appiano, e i due fratelli Andrea e Filippo Internicola, 46 e 42 anni rispettivamente (domicilio a Guanzate per il primo, a Lurago Marinone per il secondogenito) -, il solo detenuto a Monza, cioè Melillo, e l’unico rinchiuso a Voghera, vale a dire Luciano Nucera, 46 anni, calabrese di Giffoni con casa a Lurate Caccivio.

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