Domenica 29 Agosto 2010

Pliniana, la villa inquieta
"nata" da una sorgente

di Fabio Cani


La Pliniana sorge dall'acqua, sia fisicamente che idealmente. Dalla fonte trae la sua stessa ragione di esistenza. Perciò, prima di descrivere la villa, è indispensabile discorrere della fonte che alla villa dà il nome.
Come la fonte sia salita agli onori della cronaca resta in un certo senso misterioso, quasi più misterioso del funzionamento della fonte stessa, la quale – come è noto – ha la caratteristica di essere “intermittente”.
Il primo a citare una tale singolarità è Plinio il Vecchio, il quale, nella sua vasta enciclopedia del sapere antico che va sotto il nome di "Naturalis historia", composta alla metà del I secolo d.C., nel secondo libro, dedicato alla cosmologia, scrive che «Nel territorio di Como vicino al Lario una fonte copiosa regolarmente ad ogni ora si gonfia e ridiscende». Più circostanziata è la descrizione del nipote Plinio il Giovane, contenuta in una lettera scritta a Licinio Sura, spagnolo d'origine e probabilmente del tutto ignaro del territorio comense, importante dignitario assai vicino all'imperatore Traiano. Scrive dunque il giovane Plinio: «Ti ho portato dalla mia città natia, come regaluccio, un quesito che richiede davvero tutta la profondità delle tue conoscenze. Lungo la montagna scaturisce una fonte, scende in mezzo alle rocce, va a finire in una piccola grotta artificiale adibita a piccola sala da pranzo, vi viene trattenuta un po' e poi si getta nel lago di Como. Essa possiede una caratteristica sorprendente: tre volte al giorno alza ed abbassa il suo livello accrescendo o riducendo le sue acque in maniera esattamente determinata. Si tratta di un fenomeno ben visibile e l'osservarlo costituisce una gradevolissima esperienza. Ci si siede a tavola accanto, si mangia e si beve attingendo proprio a quella fontana che è freschissima; frattanto essa, con un ritmo preciso e calcolato, si ritira o si innalza. Se si colloca un anello o qualche altro oggetto all'asciutto, piano piano viene lambito dall'acqua che alla fine lo ricopre, poi di nuovo lo scopre e poco alla volta lo abbandona. Se si rimane piuttosto a lungo ad osservare, si può vedere questo duplice alternarsi una seconda ed anche una terza volta».
È evidente in questo passo l'esagerazione letteraria nel descrivere il fenomeno: come non hanno mancato di notare i critici moderni, la fonte non è affatto regolare nella sua intermittenza, né così rapida da poterne cogliere a prima vista i mutamenti. Tutto questo serve a Plinio per catturare l'attenzione dell'interlocutore, per poi proporgli l'enigma, che serve a costruire l'elogio finale: «C'è forse una corrente d'aria nascosta la quale agisce sulla bocca da cui scaturisce e sulle condutture per cui defluisce la sorgente (...) Oppure anche la fonte ha le stesse leggi dell'oceano ed il motivo per cui quello s'avanza o ridiscende è eguale a quello per cui questo sottile rigagnolo con un perenne alternarsi cessa o riprende a scorrere? (...) Oppure le vene nascoste hanno una determinata capienza cosicché, mentre ricostituiscono ciò che hanno fornito, il ruscello risulta più esiguo e lento, ed una volta che l'hanno ricostituito, questo si slancia più svelto e più ricco? Oppure c'è un non so qual bacino, remoto ed occulto, il quale, quando si vuota, ridesta ed emette la fonte, quando si riempie, la ritarda e la soffoca? Indaga tu, che ne hai le capacità, le cause che producono un fenomeno così stupefacente: io ho già fatto fin troppo se sono riuscito a descrivere abbastanza chiaramente il fenomeno in se stesso. Stammi bene». La risposta di Licinio Sura, se mai vi fu, non si è conservata. Nonostante l'assenza di una precisa collocazione geografica, l'identificazione della fonte descritta dai due Plini con quella di Torno non è mai stata messa in dubbio; solo qualche commentatore moderno ha annotato che, oltre ad esempi stranieri (Dodona in Spagna, pure citata da Plinio il Vecchio, e Colmar in Francia), anche la fonte del Fiume Latte, sempre sulle sponde del Lario, gode in certi periodi dell'anno della stessa singolare caratteristica di intermittenza. Il più scettico, alla fine, risulta essere lo storico comasco Benedetto Giovio, il quale quasi ironizza sul nome della fonte “pliniana”, dando voce alla fonte stessa: «Perché inconsapevolmente mi chiami la fontana del dotto Plinio? dagli abitanti del luogo son chiamata Pluviana».

(© Testo e immagini, Alessandro Dominioni Editore)

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