Sabato 11 Dicembre 2010

Un lessico familiare
tra sussurri e grida

di Boris Sollazzo

Sergio Castellitto è uno dei nostri migliori attori. Faccia da attore antico, un po' Gassman e un po' Turturro, occhio vispo, furbo e acuto, da qualche anno mostra un buon talento anche come regista. Anche grazie a quell'unione sentimentale e lavorativa che ha trovato, al cinema come in teatro, con la moglie Margaret Mazzantini. Ora, insieme, hanno creato "La bellezza del somaro", che uscirà per Warner il 17 dicembre. Un film bizzarro, una commedia feroce, confusa e anarchica. In cui si viaggia nell'universo dei benpensanti benestanti, dei radical chic, con (auto)ironia e un pizzico di ferocia.

Cos'è «La bellezza del somaro», una commedia, un film grottesco, una tragedia sorridente?

È un film alla Cechov, alla Vaudeville. Un film che spernacchia temi importanti, un'opera dinamitarda. Esploriamo molti problemi che attanagliano il presente, tra cui anche il rapporto difficile tra genitori e figli. Una relazione che ora è paritetica, quasi amicale, e che rende tutto molto più complesso.

E lei che tipo di padre è?

So che uno non dovrebbe dirselo da solo, ma credo d'essere un buon padre. I miei genitori non erano così attenti ai miei sogni come io cerco di esserlo con quelli dei miei ragazzi. Bisogna stare attenti, però: quest'attenzione ha portato molti ad avvicinarsi troppo ai propri figli, a diventarne amici, e questo è stato fonte di molti disastri.

Come mai ha scelto un tono di commedia così accentuato?

Perché introdurre questo discorso con delle risate è come un cavallo di Troia. E poi con Margaret (nel film, nella parte di Luca, c'è anche uno dei loro quattro figli, Pietro - ndr) avevamo bisogno di un po' di leggerezza, di solito finiamo per raccontare storie tragiche con una visione dura. Qui volevamo qualcosa di diverso.
 
Affronta anche un tabù: una figlia adolescente che si mette come un settantenne...

Uno dei pochi rimasti, se ci si pensa bene. Questo settantenne, interpretato da Enzo Jannacci, che si presenta nel nostro week-end come il fidanzato di nostra figlia, è un po' come Chance di "Oltre il giardino". Lui è sempre se stesso, ma in lui tutti i personaggi cercano e trovano quello che vogliono vedere.

Un personaggio che rompe ogni certezza. E porta saggezza, ma anche scompiglio...

È un alieno che cala nella realtà di questa famiglia così progressista per sbugiardarla. E questa si sgretola proprio perché siamo in presenza di un anziano che ha il coraggio di vivere la sua età e non di quarantenni o cinquantenni che si sentono ventenni. Viviamo in una società di urgenze ridicole, e basta qualcuno di diverso per sgretolare la nostra borghesia. In questa società si può essere tutto, ma è proibito invecchiare.

v.fisogni

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