Martedì 04 Ottobre 2011

Sironi e la Grande guerra
Così l'arte si fa dramma

di Emma Gravagnuolo

Futuristica e metafisica, la fiera Vittoria alata, ha una energia interna che sembra bloccarsi nelle nella densità delle forme. L'opera è del 1935, Mario Sironi (1885-1961) ha cinquant'anni, è stato in guerra nel Battaglione volontario ciclisti con Boccioni, Marinetti, Sant'Elia, ha partecipato alla grande esposizione futurista a Milano, è illustratore per il Popolo d'Italia e tra i fondatori del Novecento italiano. Di carattere fiero e scontroso, con potenti malinconie e una tensione ideale spesso insoddisfatta, comincia il lungo rapporto con l'arte del suo tempo tra la spinta all'innovazione e il richiamo del passato. La solitaria grandezza di Sironi, educatosi tra la Scuola libera del nudo a Roma e lo studio di Giacomo Balla, si gioca proprio nel complesso rapporto tra la contemporaneità estrema e un'idea assoluta dell'arte e del suo ruolo nella storia. La Vittoria, un cartone per l'affresco “L'Italia fra le scienze e le arti” realizzato per l'Aula Magna dell'Università La Sapienza a Roma, è il più importante documento dell'idea sironiana, dal momento che l'originale romano è oggi pesantemente ridipinto. La tela appartiene alla serie di opere monumentali dipinte dall'artista tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta, ed è una produzione importantissima nel percorso creativo di Sironi, che fu convinto sostenitore del primato dell'opera realizzata su commissione pubblica, rispetto alla pittura “da cavalletto” riservata al mercato dell'arte.

(Leggi l'intero articolo sull'edizione cartacea de La Provincia di Como in edicola il 5 ottobre)

v.fisogni

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