Addio a Ken Russell
regista "scandaloso"

Celebre per aver portato sul grande schermo biografie di personaggi famosi, l'artista inglese è morto a 84 anni. Il suo "Donne in amore", tratto dal romanzo di Lawrence, diede popolarità e l'Oscar a Glenda Jackson.

di Bernardino Marinoni

Enfant terribile, a suo tempo, del cinema britannico, il regista Ken Russell è morto a 84 anni d'età. Ne aveva sette quando gli fu regalato un proiettore, ma la televisione, con una lunga serie di lavori biografici, a cominciare da un documentario sul compositore Edward Elgar, sarebbe stata sede dell'esordio di una carriera sulfurea, incline alla polemica e al sesso e caratterizzata da un fiammeggiante universo onirico.
All'affermazione sul grande schermo sarebbe arrivato con "Donne in amore" (1969) dal romanzo di D.H.Lawrence, dove la scena di lotta tra Oliver Reed e Alain Bates nudi fece scalpore.
Glenda Jackson in compenso si guadagnò l'Oscar e comunque il successo internazionale del film fece conoscere uno dei più originali registi inglesi subito ripreso dalla passione per le predilette biografie filmate, spesso pretesto per opere traboccanti di sesso (e omosessualità) amplificato da un'inclinazione al delirio barocco piuttosto che alla verità storica. In "L'altra faccia dell'amore" (1970) interpreta Cajkovskij tramutandone la musica in oniriche visioni, "I diavoli" (1971), da Aldous Huxley viene censurato e vietato, il Mahler della "Perdizione" (1974) viene manipolato provocatoriamente, ma con invenzioni figurative recano l'inconfondibile contrassegno di una visionarietà anarcoide.
Dopo "Lisztomania" (1976) "Valentino" (1977) utilizza la vita del divo come falsariga di quella del suo interprete, Rudolf Nureyev. Contrassegnato da una stravagante eccitazione, il cinema di Ken Russel registra anche la prima opera rock della storia del cinema, "Tommy" (1975) mentre il suo pur inconfondibile segno è meno marcato nel fantascientifico "Stati di allucinazione" (1980) rivelatore però di un interesse che, nello, specifico del paranormale si sarebbe manifestato in "Oltre la mente" (1995), biografia di Uri Geller. Si capisce come incontrandosi a Cinecittà, Russel e Federico Fellini si fossero reciprocamente definiti "il Fellini inglese", "il Ken Russell italiano".

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