Giovedì 07 Maggio 2009

Omaggio a Sergio Ferrero
un letterato d'altri tempi

di Fulvio Panzeri

Autore riservato, narratore di grande culturale e di raffinata scrittura, amabile conservatore, Sergio Ferrero amava tenere nell’ombra molto di sé e dei propri interessi. Ad esempio i rapporti intellettuali che ha intessuto durante la sua avventura letteraria ed umana, le sue passioni letterarie. A volte si lasciava convincere a scrivere saggi, in cui poteva consigliare i lettori sulle sue passioni letterarie, soprattutto riguardanti la letteratura francese e inglese, anche se non voleva essere un critico (anche se inconsciamente lo era).
C’è tutta una dimensione poca nota, legata all’esperienza di questo scrittore italiano che per anni è stato collaboratore della “Provincia”, che va indagata e della quale tracce sono rimaste nei due bauli che ha lasciato a Basilio Luoni e ad Attilio Marasco, pieni di sorprese che ora, in parte, vanno a costituire l’omaggio prestigioso, curato da Francesco Rognoni, che gli dedica una rivista storica nel panorama culturale italiano, la fiorentina “Paragone”, voluta da Roberto Longhi e da Anna Banti e che ancora resiste. Nel numero in uscita, quello di agosto-dicembre 2008, una parte monografica è dedicata proprio a Sergio Ferrero, con materiali inediti e testimonianze dei molti amici che lo hanno incontrato e hanno condiviso con lui esperienze e momenti di amicizia e di scambio culturale.
Così scrive Francesco Rognoni, professore universitario: “Lo scorso luglio, quando seppe all’improvviso che gli restavano solo poche settimane di vita, mentre prendeva congedo dagli amici – e, con straordinaria generosità umana, non si chiudeva a nuove conoscenze – nei momenti in cui il progredire della malattia glielo permetteva Sergio Ferrero aveva cominciato a dettare un ultimo racconto, “L’altalena”, apportando solo qualche minima variante alla stesura manoscritta già completata in primavera. Attorno a questo racconto – che non ha potuto rivedere fino in fondo, ma considerava compiuto, e non è stato difficile trascrivere dal quaderno in cui è tracciato in nitida calligrafia – è nata l’idea di dedicargli un inserto di ‘Paragone’, la rivista che, nel febbraio del 1970, aveva anticipato i primi tre capitoli del suo romanzo forse cruciale, Il giuoco sul ponte (1971)”.
 Intorno a questo ultimo racconto era nata l’idea di costruire un omaggio che fosse composto da qualche testimonianza, forse un saggio, i magistrali risvolti di Garboli per i suoi romanzi, alcuni ormai quasi introvabili anche sulle bancarelle. Poi l’apertura dei due bauli ha imposto di rivedere il progetto, arricchendolo con molto materiale inedito di Ferrero, materiale che va dalla traduzione di una poesia di Michail Kuzmin, ad un altro raccongto inedito, fino alle pagine di diario, ad alcune lettere di Umberto Saba e al breve, ma intenso epistolario con Giovanni Testori. Scrive Rognoni: “Le pagine di diario dello stesso Basilio Luoni (l’amico a cui, ‘con gratitudine’, è dedicata La valigia vuota) aprono uno scorcio privilegiato sull’uomo, la sua formazione, il gusto dei libri e della conversazione, le insicurezze, l’eterno dilettantismo; e intanto riportano agli anni francesi, nella casa nel sobborgo parigino di Garches, dove Ferrero abitò nei primi anni ottanta, prima di trasferirsi, per altri dieci anni, in un appartamento in Rue du Temple. Nico Naldini, Laura Bosio, Andrea Rossetti e Marco Vigevani ne rievocano la pacificata accettazione della morte, la generosità e il senso dell’amicizia, l’indipendenza di giudizio, l’antifascismo ‘viscerale’” Il significato della testimonianza di René de Ceccatty, scrittore e italianista, critico letterario di ‘Le Monde’ testimonia invece dell’interesse che Ferrero ha in Francia: i suoi libri lì sono ancora in libreria; in Italia non ce n’è più uno in commercio, tranne Scaffale basso, edito in questi giorni da Medusa, sempre a cura di Francesco Rognoni e che raccoglie i pezzi saggistici scritti per una rubrica pubblicata dal quotidiano “Avvenire” e dedicata ai grandi classici della letteratura per l’infanzia.
“Letture per i ragazzi” è il sottotitolo. Il senso di questo libro va ricercato nella memoria dell’infanzia di Ferrero, del suo imparare a leggere, attraverso le figure famiglia, di cui parla spesso nei romanzi. Parlando del fratello aveva scritto: “ I suoi libri, di cui mi impadronivo avidamente, erano spesso squinternati e io, che ero alle prime letture, mescolando come facevo, i quinterni, stentavo a capirli erano “Il fratello di Pinocchio”, “Barbierino si fa frate”.., c’era in ottimo stato, almeno un Salgari, “Sull’Atlante”, che raccontava di un nobile ungherese finito non so più come nella Legione Straniera”. Qui emerge il Ferrero lettore autentico e finissimo che non finisce mai di stupire, anche occupandosi di semplici letture per ragazzi.

v.fisogni

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