Mercoledì 13 Maggio 2009

La Luna è preistoria
Il futuro? Sarà su Marte

di Barbara Faverio

«Il bambino che camminerà su Marte è già nato». Giovanni Bignami sa raccontare lo spazio come un libro d’avventura. E questa non è una scoperta: da anni l’astrofisico di Desio, 65 anni, già presidente dell’Agenzia spaziale italiana, docente universitario e membro dell’Accademia dei Lincei, registra un successo personale, come divulgatore, pari a quello di una rockstar. Le sue conferenze-spettacolo sono sempre affollatissime: e sicuramente non farà eccezione quella in programma il 14 maggio, alle 20.45 nell’Aula Magna all’Università di via Valleggio a Como, sul tema "L’uomo, la Luna, lo spazio. Ieri, oggi, domani".
Il suo approccio scanzonato alla materia è tutto nel nome che ha dato a una delle sue più importanti scoperte, la stella di neutroni, vestigia di una «stella antica collassata»: per i profani la "stella che non c’è", da cui il nome Geminga, che in milanese suona appunto come "non c’è". Il suo sguardo al mondo della scienza è trasversale, dalla letteratura alla politica: come candidato del Pd porterà le istanze sulla ricerca scientifica alle elezioni europee, ha scritto libri di divulgazione e, nel 2000, la traduzione in inglese (in pentametri giambici) del poema di Galileo Galilei "Contro il portar la toga". Il suo sito è www.giovannibignami.it.

Professor Bignami, quest’anno si festeggiano i 40 anni dal primo sbarco dell’uomo sulla Luna, eppure c’è ancora chi dice che quello storico evento non sia mai avvenuto...

Questa domanda mi viene posta molto spesso, e ho una risposta molto semplice: sulla Luna gli americani hanno portato dei riflettori laser, cioè degli specchi, che sono stati collocati in vari punti della superficie del satellite. Da allora, cioè da 40 anni, quasi tutti i giorni dalla Terra vengono mandati impulsi di raggi laser che si riflettono sugli specchi e tornano indietro. Questo tra l’altro è un bellissimo esperimento di fisica che ci permette di misurate con una precisione al centimetro la distanza fra la Terra e la Luna; ed è possibile solo perché sulla Luna ci sono questi specchi: che, evidentemente, non sono cresciuti da soli.

Qual è il futuro delle esplorazioni spaziali?

Le esplorazioni spaziali sono di due tipi: c’è quella robotica, cioè effettuata con satelliti e sonde planetarie, ed è quella che interessa meno. Poi c’è quella umana: e qui tutto dipende dalle scelte che farà l’amministrazione Obama. Scelte politiche, che riguardano la Nasa - della quale non è ancora stato nominato il responsabile - perché è evidente che gli americani dovranno sostenere la maggior parte dello sforzo dei venturi progetti di viaggi spaziali. Guardando più avanti, certamente bisognerà costruire un cantiere navale in orbita per poter assemblare le navi spaziali che vadano al di là della Luna, fino a Marte.

Lo sbarco dell’uomo su Marte è una certezza?

È imminente, questione di poche decine d’anni. Il bambino che camminerà su Marte è già nato.

Qual è il vero problema da risolvere nella pianificazione delle spedizioni dell’uomo nello spazio?

Il problema è la massa degli astronauti. Uomini e donne che compongono l’equipaggio non si possono miniaturizzare come si fa con l’elettronica. Per portare uomini e donne nello spazio - le donne vanno meglio perché sono più leggere, più compatte e fanno meno storie - serve una certa quantità di roba da respirare, da bere e da mangiare. Per andare su Marte ci vuole un vettore grande come un airbus, e il viaggio di andata e ritorno non deve durare più di un anno perché l’equipaggio morirebbe a causa delle radiazioni presenti nello spazio. Questo significa che il mezzo dovrebbe viaggiare a 40-50 chilometri al secondo: per ottenere una velocità del genere è necessaria la propulsione nucleare, che però deve essere assemblata in orbita, lontano dalla Terra per evitare qualsiasi rischio.

E il resto del sistema solare? È nelle possibilità dell’uomo o è fantascienza?

È fantascienza. L’unica possibilità sarebbe Venere, che però ha sulla superficie una temperatura di 450 gradi e 90 atmosfere di pressione. Insomma, un posto molto poco adatto a trascorrervi le vacanze.

Margherita Hack dice di essere sicura che nello spazio ci siano altre forme di vita, è d’accordo con lei?

Sicuramente sì. Non solo, io penso che la vita sulla terra sia arrivata dallo spazio. Gli oceani si sono formati in gran parte per le comete, che sono composte in gran parte d’acqua e sono cadute sulla terra quando questa si stava formando, quattro miliardi di anni fa: è perfettamente possible che dentro ci fossero grosse molecole organiche che rappresentano i mattoni della vita.

La narrativa di fantascienza e il cinema hanno raccontato mille viaggi nello spazio, qual è il suo preferito?

La fantascienza mi piace moltissimo. Il mio film preferito è "Le voyage dans la Lune" di Georges Mélies, agli albori del cinema, è di una bellezza da urlo, con quella nevicata sulla Luna e i lunatici che saltano. Poi c’è il capolavoro, "2001 Odissea nello spazio". Mi piace ancora il film tratto dal romanzo di Stanislaw Lem, "Solaris", anche se è un po’ angosciante.

Ma lei nello spazio ci è mai andato?

Purtroppo no, adesso sono un po’ anzianotto ma diciamo che se lo proponessero ci andrei di corsa. Anche se so che mi sentirei male, succede quasi a tutti, nello spazio si soffre di una specie di mal di mare. Ma non mi importerebbe: faccio l’astrofisico, più le stelle sono vicine più sono felice.

v.fisogni

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