Sabato 23 Maggio 2009

Vitali tra i favoriti
anche al Campiello

di Francesco Mannoni

Lo Strega è dietro l’angolo, ma in attesa dell’inclusione nella cinquina del più blasonato premio italiano, Andrea Vitali con il suo «Almeno il cappello» (Garzanti) alla prima votazione della giuria capeggiata quest’anno dall’architetto Mario Botta, si piazza nella cinquina di quello più prestigioso, il Campiello di Venezia. Ma se consideriamo che due giorni fa al medico e scrittore di Bellano (Lc) - collaboratore de «La Provincia» - è stato assegnato anche il Premio «Casanova» nel Castello di Spessa in provincia di Gorizia, dobbiamo rilevare che la tripletta realizzata dallo scrittore bellanese nel giro di pochi giorni, è una scalata al successo che equivale a una consacrazione. Al Campiello l’affermazione di Vitali è stata una escalation. Lodato da tutti i giurati con apprezzamenti davvero lusinghieri: «Uno scrittore che ha il dono del narrare, piacevole, avvincente. Ogni suo libro è dedicato a un piccolo grande mondo» (Gianluigi Beccarla); «ogni suo libro è un invito alla lettura. Una volta iniziato è difficile smettere. Vitali è un narratore di grande fantasia» (Lorenzo Mondo), il bellanese scala i consensi e alla prima votazione si installa con decisione al secondo posto con 9 voti, ex aequo con Francesco Recami autore di «Il superstizioso» (Sellerio). Li precede con 12 voti Elena Loewenthal con «Conta le stelle, se puoi» (Einaudi). Il ballottaggio per il quarto e quinto posto ha visto poi affermarsi ex aequo Margaret Mazzantini con «Venuto al mondo» (Mondadori) e Pierluigi Panza con «La croce e la sfinge, vita scellerata di Giovan Battista Piranesi» (Bompiani). Per l’opera prima la giuria invece ha premiato una esordiente quasi ottuagenaria, Cesarina Vighy per «L’ultima estate» (Fazi), doloroso e sofferto resoconto esistenziale in seno alla malattia. E se Andrea Vitali è la grande sorpresa di questa annata letteraria che anche se non promette un «nuovo Rinascimento» è stata decisamente buona, lascia perplessi la Mazzantini data per favorita, che ha rischiato di restare fuori dall’elenco dei papabili. Che cosa è successo nelle retrovie della giuria che appariva nettamente divisa in due, metà a favore e metà contraria al romanzo della moglie dell’attore Castellitto? Forse, come è stato detto dai giurati, «la letteratura sa scegliere i suoi creditori. Dalla letteratura scompare l’operaio, si dilegua il maschio e compare l’androgino, declina il giovanile ed emerge il senescente». E forse le storie di Vitali che sono il riflesso di un tempo unico nella memoria, fanno breccia nella mente e nel cuore del lettore perché sanno proporre umori e lealtà sincere dove anche il grottesco è ilare sostanza. Non sorprende quindi la Vitalimania che ormai sta dilagando in Italia. Mancava uno scrittore come lui che sapesse raccogliere bene e male con leggerezza e trasparenza, quel prodigio che assegna ad ogni sua storia la mimica ineluttabile della vita senza finzioni. Per questo il 2009 è davvero l’anno di Andrea Vitali. E non sarà il primo né l’ultimo. I talentosi come lui hanno sempre un futuro luminoso davanti a loro.

v.fisogni

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