Sabato 13 Giugno 2009

L'arte di Collina?
Abita il Purgatorio

di Stefania Briccola

A spasso con Giuliano Collina tra le opere della mostra "Il corpo è sacro", a cura di Paolo Biscottini, che si inaugura il 16 giugno, alle 19, al Museo Diocesano di Milano. Il pittore ci conduce tra "Deposizioni" enormi, "Annunciazioni" cortesi, angeli un po’ alieni e case dell’anima, e racconta come sono nati i dipinti e disegni sul tema del sacro realizzati nell’arco di quasi vent’anni a partire dal 1990 con la serie dedicata alla testa di Cristo. «Ad ispirarla - osserva l’artista - è stato un mio collaboratore che desiderava tanto un Gesù da mettere sopra il letto. Questi lavori, graffiati dal segno che tortura la materia pittorica, sono stati concepiti come se le spine della corona di Cristo fossero state lo strumento con il quale dipingere».
Poi ci sono le "Deposizioni dalla croce" in cui il corpo è grande come il mondo e l’orizzonte, e ci appare come un paesaggio immenso. «I disegni - prosegue l’artista - non sono preparatori ai dipinti, ma semplicemente delle altre opere su carta che presentano molti vantaggi; incutono minor soggezione della tela, si realizzano più velocemente e se non riescono, si buttano via. Spesso rappresentano un gesto liberatorio rispetto all’impegno della pittura». Nel multiforme immaginario sul tema del sacro gli angeli hanno un posto speciale nell’opera di Collina. «Sono venuti - confessa l’artista - prima di tutti gli altri soggetti. È da quarant’anni che dipingo angeli che mi permettono di rappresentare bellissimi mostri, un po’ alieni, senza bisogno di deformare la realtà o di farne una caricatura». Poi ci sono le "Annunciazioni" che sono gli unici quadri molto colorati nella mostra e fanno riferimento alla religiosità cortese del Trecento e alla pittura di Simone Martini. «Ho pensato - osserva Collina - alle "Annunciazioni" più mondane che assomigliavano sempre a dichiarazioni d’amore, in cui la Madonna era la principessa e l’angelo era il cavaliere inginocchiato davanti a lei». Particolarmente suggestiva è l’"Annunciazione in giardino" (1994) con la Vergine nel padiglione estivo e l’angelo dietro la siepe. Dopo arrivano le "Case dell’anima", quei luoghi incerti dove la compagna ed ospite del corpo approda nell’ultimo viaggio dell’esistenza. «L’idea degli Animi domus - ricorda Collina - nasce da una tomba commissionatami per un bambino morto a pochi giorni di vita. All’inizio non pensavo nemmeno di realizzare l’opera al cimitero monumentale di Como. Invece questa casa dell’anima è stata la prima di una lunga serie che guarda all’iconografia di tutti i popoli antichi che hanno sempre visto nei sepolcri e nelle urne cinerarie la ripetizione dell’abitazione». Dalle case dell’anima al Purgatorio il passo è breve con le variazioni sul tema, che vanno dalle celle ai tavoli per la purificazione, espresse in una sintesi rarefatta di forma, colore e materia.
«Ho immaginato il Purgatorio come una filastrocca che mi intriga - racconta Collina - perchè abbraccia diversi temi. È un luogo in cui arrivano i penitenti, tutti ammassati, che vengono costretti ad entrare nelle vasche per purificarsi. In queste acque sacre, tristi e silenziose, le anime lasciano i corpi e si avvicinano a delle banchine poi con delle piccole barche sospinte dal calore delle loro fiammelle giungono in sotterranei dove ci sono i tavoli purgatori. Qui si consumano tutte le colpe dei peccati. Una volta purificate, le anime arrivano in lunghi corridoi dove ci sono solo porte che sono tutte finte tranne una. Chi scopre quella giusta vola in cielo». Non c’è spazio per l’Inferno e il Paradiso nell’immaginario dell’artista che sembra accogliere con interesse le richieste di committenti occasionali, più o meno illustri, sul tema del sacro. «Nel 2003 - ricorda Collina - mi trovavo a cena con l’allora vescovo Alessandro Maggiolini che mi chiese di dipingere una Madonna gravida. Così iniziai a pensare al ventre della Vergine che poteva essere un mondo intorno al quale tutto ruotava. La Mater Dei è ancora una casa dell’anima nel senso che il grembo della Madonna ospita Dio». Da ultimo si incontrano disegni enormi sul tema dell’istituzione dell’Eucarestia. Sono tavole apparecchiate memori dell’"Ultima Cena" e nate in occasione di una mostra curata da Luciano Caramel nel 2008 all’Università Cattolica di Milano. «Ho messo il calice - sottolinea Collina - dalla parte di Gesù come lo avrebbero dipinto nel Medioevo poiché allora non usavano la prospettiva, ma una rappresentazione dello spazio secondo diversi punti di vista». Le opere più recenti riportano alla sacralità della vita scandita nei riti quotidiani. Tra queste spicca "Pausa"che rappresenta una tazzina del caffè e la fine di quello che c’è sulla tavola e nella mostra.

v.fisogni

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