Mercoledì 12 Agosto 2009

Il racconto d'estate/12
Macabra arrampicata

Ritornai alla pensione. Le scarpe, d’accordo. Ma soprattutto dovevo rileggere una frase del diario. La descrizione del sentiero che mi aveva fatto la guardia me l’aveva ricordata.
Salii in camera, la guardia sotto, ad aspettarmi.
Sfogliai il diario, con calma.
16 settembre, tredici mesi prima.
" Hai imparato a conoscere le ore guardando il sole sulle cime del Danzas. Sta passando sulla cima di mezzo. Sono le quattro del pomeriggio ".
Il sole. La luna, Le cime del Danzas. I due sogni di Ermini.
Cambiai le scarpe e scesi.

La guardia aveva un buon passo. Io faticavo. Raggiungemmo il sentiero. Spatz era alle spalle. Cominciammo l’aggiramento del Danzas. Il cielo era di un grigio uniforme. Il sentiero era stretto, occupato da rovi e cespugli, non c’era manutenzione. Né io né la guardia parlammo in quel primo tratto. Ai piedi del Danzas la guardia si fermò. Mi chiese se volessi riposare. Avevo il fiatone. Dissi no. Disse che ne avevamo ancora per un pezzo. Dissi che era una buona ragione per non fermarsi. Riprese a camminare. Faceva freddo. La roccia della montagna incombeva su noi. Aveva il colore del piombo. Il sentiero prese a salire. La guardia disse che per successivi strappi il sentiero saliva sino a 2300 metri di quota. Poi si perdeva in un falsopiano che era già oltre confine. Disse che il luogo del ritrovamento era a 2000 metri di quota. Gli chiesi che tempo c’era stato il giorno dell’omicidio. Si fermò, mi guardò. Sorrideva. Chiese se poteva permettersi di dire una cosa: cioè che secondo lui avevo uno strano modo di procedere. Disse che facevo domande strane, insulse. Sorrisi. Sorrise anche lui.
« Non mi ha risposto », dissi.
« Sul tempo »?, disse.
« Appunto ».
« Devo pensarci un momento ».
Poi disse che era stato bello: sole durante la giornata, cielo limpido di notte.
« Luna e stelle », dissi.
« Luna e stelle », confermò.
Riprese il cammino. Salimmo per una buona mezz’ora senza parlare. Sudavo. Avevo le mani fredde. La guardia s’era portata dei guanti. A un certo punto si fermò.
« Siamo arrivati », disse.

v.fisogni

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