Fabio Treves: «A Blevio  con la canzone  che salva l’anima»
Fabio Treves

Fabio Treves: «A Blevio

con la canzone

che salva l’anima»

Intervista con il leader della band che domenica sarà al “Blevio summer festival”

E chi lo ha detto che non ci saranno grandi eventi sul Lario in questa estate 2020? Domani - domenica 26 luglio - alle 21.15 il “Blevio summer festival” presenta la Treves Blues Band, inarrestabile macchina da musica con quasi mezzo secolo di palchi alle spalle e un’infinita voglia di ritrovarsi davanti a un pubblico, in questo caso nella frazione Girola (biglietti a 10 euro, in caso di pioggia rimandato a martedì 28). Un gruppo che suona ovunque: stasera sarà al Castello Sforzesco di Milano e poi si dirigerà su un lago che Fabio Treves e i suoi pard amano moltissimo, come conferma l’artista milanese: «Ho tanti ricordi legati a Como e a tutto il territorio - racconta - abbiamo suonato innumerevoli volte, ricordo proprio a Blevio anni fa, con lo specchio d’acqua alle spalle. Ma anche a Torno, al Capolago dell’amico Ernesto Barbone, che purtroppo non c’è più e che ricordo sempre con grande affetto. Poi a Menaggio, a Bellagio, naturalmente a Como, perché il live al Teatro Sociale non si dimentica, a Cantù: insomma, quando siamo qui ci sembra di essere a casa».

Una casa frequentata anche prima che nascesse la Treves Blues Band.

Certamente. Como è il mare di Milano e poi c’erano tantissime iniziative. Ricordo, negli anni Settanta, il Festival di Re Nudo all’Alpe del Viceré.

Dal 1974 sempre in giro: vi siete fermati per la prima volta a causa del coronavirus.

Sì, perché naturalmente ci sono delle pause, le vacanze, altri impegni, ma quello della Treves Blues Band è un neverending tour. Non c’è niente da fare: ci piace proprio stare assieme e suonare per quelli che per noi sono soprattutto amici prima di essere un pubblico. Questa formazione, poi, è assieme da tantissimi anni. Suono con Massimo Serra, grandissimo e poliedrico batterista, da ben 28 anni. Per Alex “Kid” Gariazzo sono “solo” 26. Era il più giovane e lo chiamavamo “kid”, ragazzo. Il soprannome gli è rimasto, e oggi è uno dei migliori chitarristi in circolazione. Gabriele Dellepiane, Gab D, il bassista, è con noi già da dieci anni.

Come avete vissuto il lockdown?

Compatibilmente con la situazione, bene. Io mi sono dedicato alle trasmissioni radiofoniche, sempre un modo per non perdere il contatto con la gente. Poi ho letto, biografie, soprattutto, di miei miti personali come Muddy Waters e Johnny Cash, e ho sistemato il mio archivio fotografico, un’impresa davvero titanica che mi ha fatto riscoprire scatti dei personaggi che ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare, incontrare e con cui, quando è capitato, ho potuto anche suonare.

Con Zappa, Bloomfield e Billy Gibbons degli ZZ Top... La Treves Blues Band ha aperto per Springsteen e i Deep Purple. L’esperienza più bella?

Non posso fare una classifica: tutte, a modo loro, sono state belle ed emozionanti. Vado anche molto fiero di avere suonato la mia armonica in tanti dischi di amici cantautori italiani, lontanissimi dal blues, come Cocciante o Celentano, ma anche Bertoli, Finardi, perfino Elio e le Storie Tese.

Ma come cambierà il mondo della musica?

I grandissimi nomi, quelli da stadio, dovranno starsene fermi fino alla fine: impossibile realizzare produzioni come quelle senza fare quei numeri che l’emergenza Covid non consente. Per artisti come noi, che suonano in situazioni da sempre “a misura d’uomo” si tratta di ottimizzare i problemi. Non bisogna dimenticare che questo è un lavoro che comprende tantissime professionalità. Non ci sono solo i musicisti, ma i tecnici, gli operai, i promoter, anche chi si occupa dei parcheggi, dei trasporti: la musica, la cultura, dà tanto lavoro. E salva le anime, come nella canzone.

Quale canzone?

La nostra. Un inedito a firma Gariazzo: “Soul saviour”, nato proprio in quei giorni. È una delle sorprese per Blevio assieme a un paio di brani che abbiamo deciso di riarrangiare e fare nostri. Insomma: ancora una volta vi stupiremo con effetti speciali.


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