Giovedì 28 Agosto 2008

Il quarto racconto d'agosto/5
"Cronaca effervescente"

Quando Briscola spalancò l’uscio della casupola e Sbilenco la spinse all’interno, Elettra si ritrovò in un locale del tutto simile a quello in cui era stata ospitata pochi istanti dopo il rapimento: nient’altro che un tavolaccio e quattro sedie. Solo che, in luogo della lampadina elettrica, c’era un lume a petrolio. «In fatto di arredamento hai le idee chiare». Briscola ignorò il commento. «Siediti», si limitò a borbottare. «E adesso che cosa prevede il programma?», si informò Elettra guardandosi intorno. Ancora non riusciva ad afferrare la ragione della familiarità di quel luogo. «Aspettiamo che venga l’ora giusta». «Non si potrebbe sveltire un po’ la faccenda?» «No, non si può». «Ormai è buio», insistette Elettra. «Che bisogno c’è di aspettare proprio la mezzanotte?» Briscola non rispose. Aprì invece il suo sacco da spalla e ne cavò alcuni involti che dispose sul tavolo. Fece segnò a Sbilenco perché gli passasse un altro sacco, dal quale prese una bottiglia di vino rosso e una di grappa. Infine, tolse di tasca un coltello a serramanico e ne piantò la lama nel tavolaccio. «Le belle maniere sono la prima cosa che apprezzo in un uomo», commentò Elettra. Briscola grugnì. «Appunto. Che cos’è tutta quella roba?» «Il nostro pranzo». «Buon appetito, allora. E fate in fretta, se non vi dispiace». «Non mi sono spiegato. Questa roba è anche per te. Mangerai con noi». «Non se ne parla». «E invece sì. Non voglio si dica in giro che Briscola fa morir di fame i suoi sequestrati». «Ah! Allora ammetti che si tratta di un sequestro di persona!» Per un istante Briscola apparve confuso, poi scrollò le spalle. «Come ti pare. Adesso mangia». Con crescente allarme, Elettra guardò Briscola aprire gli involti disposti sul tavolo. Alla fine si trovò al cospetto della Collezione Completa Di Alimenti Da Evitare Quando Si Ha il Mal di Stomaco. Nulla era stato trascurato: salami piccanti di varia foggia, formaggi stagionati, carne conservata, antipasti dall’apparenza speziata, frutta secca, e peperoncini sottolio ai quali mancava solo la bandiera dei pirati. Elettra si sentì svenire. «Tieni lontana da me quella roba», intimò. «Ho detto che mangerai con noi e mangerai con noi. A costo di imboccarti». «Ascolta, Briscola: fai il bravo. Cerca di capire...» Briscola scosse la testa e tagliò una fettona di salame piccante. «Bandito sì - disse -, ma con le signore so come trattare: a te la prima fetta». «Ti prego: per me quel salame è più pericoloso della pistola di Sbilenco». «Niente storie. È tutta roba genuina, sentirai che sapore». Elettra dovette rassegnarsi. Al primo morso, sentì diffondersi nel palato la forza delle spezie: chi aveva confezionato quell’insaccato non aveva risparmiato con il peperoncino. Probabilmente, l’intero barattolo gli era caduto nel composto, forse spinto per incidente dal gatto di casa, ma lui - l’insaccatore - si era stretto nelle spalle con un sorriso divertito: «Ma sì, tanto è lo stesso...». Non era lo stesso per Elettra, ostaggio non solo di Briscola ma anche di uno stomaco pronto a incendiarsi. Al salame fece seguito il formaggio stagionato, una selezione di antipasti pungenti, un peperoncino e due noci. Briscola pretese che Elettra accompagnasse il pasto con un bicchiere di vino e, alla fine, si assicurò che bevesse un sorso di grappa. Finalmente soddisfatto, il contrabbandiere accese due sigarette e ne porse una a Elettra. «Niente male, no?». «Niente male un accidente», pensò Elettra. «Questo è il colpo di grazia. Se lo stomaco ancora non ha ripreso a bruciare è solo perché non riesce a capacitarsi della mia sfrontatezza: come ho potuto provocarlo con cibo tanto piccante?». Fumando, si guardò intorno e piano piano l’illuminazione arrivò: ora sapeva dove si trovava. Era un vecchio posto di guardia per i militari del confine. Risaliva al tempo in cui la vigilanza era permanente ma da anni quell’avamposto, come altri, era stato smantellato. Il controlli erano affidati a pattuglie che, a intervalli regolari, si spostavano lungo la frontiera. Ecco perché Briscola aveva scelto la mezzanotte per muoversi: cadeva nel bel mezzo dell’intervallo tra il passaggio di una pattuglia e l’altra. In quel momento, concluse Elettra, avrebbe potuto transitare una colonna di elefanti che i militari sarebbero stati troppo distanti per notarla. Fece qualche rapido calcolo. Perché la pattuglia successiva passasse in zona sarebbe stato necessario attendere le prime luci dell’alba. Le cinque, forse le sei del mattino. Era tentata di mandare a monte il traffico di Briscola, giusto per vendicarsi del trattamento e del salame incendiario, ma dubitava che lo stomaco le concederebbe una tregua tanto lunga. E poi, come trattenere il bandito nella casupola? Fu lo stesso Briscola a offrirle la soluzione: spenta la sigaretta, aprì una falda della giacca e cavò qualcosa dalla tasca interna. Un mazzo di carte. «Partitina?» <+G_CORSIVO>(5 - continua)

v.fisogni

© riproduzione riservata

Tags