Lunedì 02 Febbraio 2009

Il Festival accoglie Ambra
e aspetta Gianfranco Rosi

Quando un documentario può essere arte e quando la
realtà, portata sullo schermo, è più affascinante della
fantasia. Potrebbero essere questa le chiave migliore per
presentare il film in programma stasera, 3 febbraio, al festival Il
cinema italiano - Quarto festival a Como
: Below sea
level
, affascinante documentario girato da Gianfranco Rosi
a Slab City, una terra di nessuno nel cuore del deserto
californiano, a tre ore di macchina da Los Angeles, dove
vivono individui che si tengono ai margini della società,
senza luce elettrica e acqua corrente, senza governo né
polizia. Quattro anni della vita di queste persone che il
regista, immediatamente segnalatosi come uno dei nomi
più interessanti emersi in Italia, ha trascorso immerso in
questa realtà quasi incredibile. Rosi sarà il docente di un
workshop ideato dal direttore della Biennale Cinema Marco
Müller, che verrà illustrato prima della proiezione: si
svolgerà alla Scuola universitaria professionale della
Svizzera Italiana di Trevano dal 16 al 28 febbraio, intitolato Il
significato della verità nel documentario e il desiderio di
drammatizzare l’ordinario
. Secondo Müller, che solo
un’influenza ha trattenuto dal partecipare all’evento
comasco (ma non è detto che non intervenga prima della
fine della rassegna) "Il documentario, con la sua struttura
narrativa, diventa uno strumento di racconto trasparente e
invisibile, dove l’operatore scompare, e i protagonisti delle
storie diventano interpreti indiscussi a cavallo tra
consapevolezza e istantanea. Una delle finalità potrebbe
essere quella di insegnare loro a filmare le Alpi come Rosi
filma il deserto, riuscendo a rendere estraneo anche un
ambiente, un contesto o un paesaggio apparentemente
familiare”. La scelta didattica è caduta proprio su Rosi,
vincitore della sezione “Orizzonti” della Mostra Internazionale
del Cinema di Venezia proprio con “Behind sea level”, che
“del suo ultimo film documentario è stato regista, direttore
della fotografia e fonico. Si tratta di un professionista in
grado di proporre un modo diverso di fare documentario: ha
realizzato uno dei pochi film che fanno vedere come si
possa far sparire così bene la videocamera, che diventa
necessario introdurre degli artifici per ricordare che c’è
qualcuno che gira”. Partecipazione prestigiosa, quella di
Müller, che valorizza ancora di più un festival che si è aperto
sotto i migliori auspici con l’istrionismo e la simpatia di
Alessio Boni e la bellezza e la modestia di Lavinia Longhi. Il
primo si è dilungato con gli studenti della scuola cine-video
Dreamers, che si occupano degli aspetti logistici della
manifestazione, sottolineando come, oggi “sia necessario
inventarsi un mestiere e in ambito cinematografico, ma non
solo, per tutto quanto riguarda le riprese video, c’è bisogno
di professionalità multiple quali saranno le vostre, capaci di
filmare, montare, dare le giuste luci...”. Ieri sera, 2 febbraio, invece, la
serata è stata tutta per Ambra Angiolini che ha sfidato le
nevi e ha sfoderato tutta la sua simpatia per presentare
Bianco e nero, una conferma delle sue doti di attrice dopo
l’esordio “adulto” (dopo alcune fiction) con Ferzan Ozpetek
in Saturno contro. In mattinata di oggi, 3 febbraio, appuntamento per le scolaresche con Io non ho paura, romanzo di Niccolò
Ammanniti adattato allo schermo da un Gabriele Salvatores
in gran forma, alle 18 seconda pellicola in concorso:
“Riparo” di Marco Simon Puccioni che sarà presente alla
proiezione.
Alessio Brunialti

c.colmegna

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