Mercoledì 01 Aprile 2009

"Ma se Vitali piace,
perché criticarlo?"

di Sara Cerrato

Dopo la recensione di Gian Paolo Serino, in cui Andrea Vitali veniva definito, dalle pagine del «Riformista» addirittura un «serial killer della letteratura», continuano le reazioni dal mondo degli addetti ai lavori. L’altro giorno, «La Provincia» ha pubblicato gli interventi di Fulvio Panzeri, critico letterario del nostro quotidiano, di «Famiglia Cristiana» e «Avvenire» e di Riccardo Chiaberge, responsabile del «Sole 24 Ore» domenicale, in difesa di Vitali e anche nientemeno che di Roberto Saviano, altro bersaglio di Serino. Oggi, la querelle continua ed è proprio la casa editrice Garzanti, attraverso la voce del suo direttore editoriale Oliviero Ponte di Pino, a prendere la parola. «A volte Gian Paolo Serino, che pure stimo, non lo capisco – esordisce Ponte di Pino riferendosi direttamente al critico - A volte i libri di Andrea Vitali sembrano piacergli, tanto che per parlare della "Figlia del Podestà" ha scomodato Victor Hugo e Proust. A volte, come sul "Riformista" del 28 marzo, Vitali proprio non gli va. In quell’articolo si lamenta perché Vitali è troppo amato da critici e pubblico, che lo lodano e comprano i suoi libri; e bacchetta Garzanti perché pubblica e promuove efficacemente la sua opera. Si lamenta perché Vitali scriverebbe troppo e al tempo stesso perché ripropone alcune delle storie che aveva scritto anni fa». In effetti, le principali accuse a Vitali sarebbero l’eccessiva prolificità letteraria, che lo farebbero tendere verso una pericolosa china "seriale" e la pubblicazione, con "Dopo lunga e penosa malattia", di un libro già proposto anni addietro, per un giochetto "furbo". L’editore commenta così: «Negli ultimi tempi, di Andrea Vitali Garzanti ha pubblicato al massimo, nell’arco di un anno, una novità, come Almeno il cappello e una ripresa, rilanciando libri che avevano avuto scarsa diffusione locale e che ora trovano decine di migliaia di lettori, in nuove versioni che l’autore stesso ha in sostanza riscritto, come è capitato per Dopo lunga e penosa malattia. (…) E quando Serino attacca la disattenzione di quelli che "si professano lettori e critici di Vitali da anni", dice una cosa non vera: Antonio D’Orrico ha ampiamente ricordato la precedente versione di "Dopo lunga e penosa malattia". In quanto poi alle accuse di essere un artigiano della penna e non un vero letterato, Ponte di Pino conclude: «Mi pare che dal punto di vista della scrittura, Vitali stia diventando sempre più bravo. Dunque, se matura come scrittore, se continua a raccontare storie belle e sorprendenti, se continua a divertirsi e a divertire i suoi lettori con la grande saga di Bellano, che male c’è?».

v.fisogni

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