I caschi Suomy
da Luragoa Hong Kong

L’azienda cede il brand a un fondo asiatico

«Là un casco costa un decimo che in Europa»

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Como

Pur avendo un nome dal vago sapore esotico, il suo brand, per oltre 15 anni, è stato sinonimo di straordinaria tecnologia italiana al servizio della sicurezza di automobilisti e motociclisti.

Milioni, in tutto il mondo, i clienti che hanno deciso di indossare un casco Suomy, un’avventura partita quasi per caso da Inverigo nel 1997 e destinata a cambiare pelle a seguito della decisione della società di vendere a un fondo d’investimento privato - Sk Sport di Hong Kong - la titolarità del marchio per tutto il mondo.

A eccezione dei settori sci, bicicletta e cavallo (che rimarranno nelle mani di Suomy Motorsport), brand e produzione si trasferiranno nel Far East, con una prospettiva di rilancio della produzione che, necessariamente, in Europa avrebbe dovuto fare i conti con costi sempre più elevati in rapporto a un mercato in netta contrazione.

A spiegarlo è Umberto Monti, fondatore di Suomy, oggi Ceo di Suomy Motorsport: «Sebbene il marchio sia volato oltreoceano – spiega – il dna di Suomy resta e resterà Made in Italy. Il management rimane il medesimo, così come la sede operativa, sempre in Lurago d’Erba.

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