Coprifuoco per la movida
Il Comune adesso tratta

Como: l'assessore al Commercio, Etta Sosio: «Ecco, sull'orario si può trattare, un'oretta in più oltre la mezzanotte magari, non lo so, ma è il sindaco che deve decidere»

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COMO «O mamma, ancora con questi bar. Li volete proprio difendere, eh? Capisco la rivolta, ma insomma, non abbiamo ancora preso una decisione definitiva. Sì va bene, è vero, in effetti mezzanotte è un po' prestino, potrebbero chiudere all'una, in effetti, ma non lo so, non spetta a me decidere. Il sindaco, il sindaco ha l'ultima parola sugli orari». Etta Sosio è assessore al commercio ma dice che il coprifuoco Cenerentola o le ancor più cervellotiche regole su come far ottenere la deroga ai locali per stare aperti oltre la mezzanotte, mica le ha fatte lei. La decisione è stata corale, il risultato finale contestato all'unanimità dai baristi, ma è necessaria comunque una soluzione perché il problema venga risolto. «Sa che io ho passato tutta l'estate scorsa a sentire i residenti infuriati? Ogni martedì c'era la processione. Erano disperati. Questi ragazzi diventano anche cattivi, sa? Cattivi e maleducati. Alle 5 del mattino ne combinano di tutti i colori. Fanno la pipì, sporcano, rispondono male, magari fanno anche vandalismi. Ho tenuto duro fino alla fine, ma poi sono andati anche a lamentarsi dal sindaco. Quest'anno una soluzione abbiamo dovuto trovarla».  La soluzione - dicono i baristi - non ha niente di sensato. In primis l'orario: «Ecco, sull'orario si può trattare, un'oretta in più magari, non lo so, il sindaco, il sindaco deve decidere». In secondo luogo sulla necessità di ritirare i tavolini: «Ah no, guardi, su quello non si tratta. È una questione di ordine pubblico, vanno messi uno sopra all'altro e legati, se no sa cosa si trova al mattino? Di tutto. Li sparpagliano in giro e non va bene».
In terzo luogo sull'insonorizzazione: «Ma a me dicono di bar che tengono la musica così alta che si sente fino a piani di sopra. Le regole servono, non è facile mettere regole per tutti.Capisco che magari qualche bar non ha di questi problemi, ma è complicato fare la quadra. Allora noi abbiamo fatto una proposta, c'è stata un'insurrezione dei baristi. Adesso ci mettiamo tutti attorno a un tavolo, ascolteremo le istanze delle associazioni di categoria, e poi decideremo. Però guardi che i residenti che si lamentano sono tanti e sono disperati. Non si possono non ascoltare».

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