Convegno a Porlezza  «I cinghiali   uccidono l’agricoltura»
Il sopralluogo sui terreni di un allevatore di Carlazzo, danneggiati dal passaggio dei cinghiali

Convegno a Porlezza

«I cinghiali

uccidono l’agricoltura»

Il presidente nazionale Coldiretti e l’assessore regionale al convegno organizzato per chiedere interventi. «La caccia di selezione aperta tutto l’anno: basta con la filosofia che non riconosce il valore del lavoro nei campi»

Coldiretti mobilita i propri vertici e Regione Lombardia per la problematica dei cinghiali, che nella valli lariane ha il suo epicentro. Nella sede del Bim (Bacino imbrifero montano) sono intervenuti il presidente nazionale dell’associazione, Ettore Prandini, il vicepresidente regionale, Paolo Carra, e l’assessore regionale all’agricoltura, Fabio Rolfi.

In sala numerosi sindaci del territorio e una rappresentanza di allevatori. Mario Fumagalli, presidente del Bim, Sergio Erculiani, sindaco di Porlezza, e Mauro Robba presidente della Comunità montana, hanno ribadito i termini del problema: «L’agricoltura è un presidio importante del territorio e bisogna dire basta a quel malinteso senso di ecologia che frena ogni proposito di contenimento della selvaggina. E’ mortificante spegnere la passione dei nostri giovani allevatori, che a dispetto di lavori più remunerativi nella vicina Svizzera hanno scelto la terra».

La Regione, a detta di Rolfi, ha fatto e sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità: «Con la caccia di selezione aperta tutto l’anno abbiamo sfruttato al massimo le possibilità concesse dalla normativa nazionale. Il cinghiale si contiene solo col piombo, ma a Roma prevale una filosofia animalista che non conosce il significato dell’attività agricola di montagna e non ascolta chi da essa trae la propria fonte di sostentamento. Vorremmo consentire il ricorso ai selecontrollori, favorire la caccia collettiva e promuovere la carne di selvaggina, per attribuire alla caccia anche un valore economico».

Ha chiuso gli interventi Prandini, che ha esordito facendo il nome di uno degli allevatori del posto, Angelo Crispi: «L’ho conosciuto qualche anno e aveva le lacrime agli occhi quando mi ha detto che non ce la faceva più a contrastate i cinghiali. Dobbiamo dare prospettive ai giovani che scelgono di lavorare la terra e, soprattutto, pensare che, senza la presenza dell’uomo, un territorio viene irrimediabilmente abbandonato al degrado. Penso ai danni subiti dagli agricoltori, ma anche ai drammatici incidenti stradali provocati da attraversamento di selvaggina. Per noi viene prima l’uomo, poi gli animali e ci batteremo, pertanto, per una modifica della legge 157 sulla caccia».

L’articolo completo su La Provincia del 27 giugno


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