«I lavori della Variante  potrebbero partire  già a metà settembre»
Il Santuario e il ponte Perlana, uno dei punti più delicati del cantiere

«I lavori della Variante

potrebbero partire

già a metà settembre»

Su “La Provincia” l’intervista al direttore generale della società

che si è aggiudicata il contratto da 576 milioni per la Tremezzina

Se il via al progetto esecutivo dovesse effettivamente essere dato il 1° febbraio, entro il 30 giugno consegneremo (150 giorni il tempo previsto nel bando di gara, ndr) quest’ultima fase della progettazione, che Anas è poi chiamata a validare. Qualora il cronoprogramma rimanesse in questi termini, ci sarebbero le condizioni per iniziare i lavori della variante della Tremezzina tra il 15 settembre ed il 15 ottobre». L’intervista esclusiva con Alessandro Damiani, direttore generale e direttore tecnico di Lombardi Ingegneria, la società con base operativa a Milano che fa parte dell’Ati (con a capo il Consorzio Stabile Sis di Torino) che si è aggiudicata il contratto da 576 milioni di euro (Iva Inclusa) per l’infrastruttura di gran lunga più attesa del territorio - vale a dire i 9,8 chilometri destinati a collegare Colonno con Griante - si conclude così.

Ingegner Damiani, cosa avverrà a gennaio, considerato che per il via al progetto esecutivo bisognerà attendere l’incarico formale di Anas?

«Il contratto è stato stipulato il 30 dicembre. In questo mese contiamo di fare le prime riunioni già subito dopo l’Epifania. Cominceremo a rispolverare le carte e avviare le prime fasi previste nel programma della progettazione».

Uno dei temi clou sarà il conferimento del milione e 300 mila metri cubi di smarino. Ci può anticipare le soluzioni individuate in corrispondenza dei due portali, Colonno e Griante?

«Il bando Anas prevedeva criteri motivazionali all’interno dei quali si chiedevano proposte migliorative e tra queste figuravano lo smarino e lo studio del traffico. Soprattutto a Colonno, ma anche a Griante - e ci tengo a rimarcare questo aspetto - alcune scelte della nostra offerta si sono focalizzate su due aspetti: da un lato avere una quantità di smarino gestibile in relazione ai siti di conferimento e al traffico e dall’altro ottimizzare le fasi esecutive e i tempi di realizzazione. A Colonno, le criticità riguardano principalmente le strozzature in corrispondenza di Argegno e il numero di transiti, che oscillano a seconda dei periodi tra gli 8 ed i 12 mila. Per il conferimento dello smarino da Colonno abbiamo individuato vari scenari. Per raggiungere la cava del gruppo Foti le criticità sono state risolte individuando un percorso alternativo. Gli altri devono essere gestiti in maniera diversa».

In che modo?

«Anzitutto abbiamo individuato fasce orarie e giorni all’interno dei quali è possibile avere una maggiore movimentazione dal cantiere e per il cantiere. E così da Colonno verso i siti di conferimento in direzione sud, l’ipotesi è quella di utilizzare il più possibile dei treni di mezzi di trasporto».

In che senso?

«Mi spiego meglio. Abbiamo pensato di raggruppare tre, quattro, cinque o anche sei camion in determinate fasce orarie della giornata, con una “safety car” che li guida e le fa transitare, nelle ore più propizie, lungo la statale 340 in direzione sud. Dalle strettoie non transiterà alcun camion».

Che vantaggi ha questa soluzione?

«Ha un vantaggio importante, perché la presenza della “safety car” permetterà di gestire eventuali criticità che si presenteranno durante il trasferimento. Sarà una gestione dinamica dei transiti dei mezzi pesanti».

Sarà utilizzata anche la cava di Castiglione d’Intelvi?

«Sì, anche se il conferimento sarà più centellinato e sempre accompagnato da “safety car” o all’occorrenza movieri».

E poi c’è tutta la parte riguardante il conferimento dello smarino dal portale di Griante.

«Il tratto tra Colonno e Griante, lo ribadisco, non sarà oggetto del passaggio di mezzi. Sin da subito lo smaltimento dello smarino avverrà attraverso chiatte e pontoni. Sia a Colonno che a Griante le prime attività riguarderanno le opere di imbocco delle gallerie di servizio e di esercizio. A Griante, il conferimento dello smarino sarà anticipato dalla realizzazione del molo e attraverso un nastro trasportatore chiuso dal cantiere d’imbocco scavalcherà la statale e raggiungerà il molo provvisorio per raggiungere la chiatta. Lo stesso avverrà al molo di Mandello. A Griante, il cantiere non inficerà sulla viabilità ordinaria. Sia a Colonno che a Griante saranno realizzate due tratte o gallerie di scavalco, con un bypass destinato alla viabilità ordinaria, che poi si reimmetterà sulla Regina dopo aver “scavalcato” il cantiere».

C’è un’altra questione di prim’ordine, quella che riguarda l’attraversamento del torrente Perlana tra Ossuccio e Lenno, sotto un’area di assoluto pregio, il Santuario del Soccorso, patrimonio Unesco, arrivando da un’altra area di pregio quella in corrispondenza della Torre del Barbarossa, di proprietà del Fai.

«Nella base di gara erano previsti due ponti a struttura mista di 55 e 47 metri. Abbiamo abbassato la “livelletta” della strada ovvero la quota di scorrimento in un tratto molto limitato di circa 12-13 metri. Questo consente lo scavalco della gola del Perlana attraverso ponti che hanno una “luce” e un impatto visivo molto ridotti. Siamo passati da 55 a 47 metri per il ponte stradale e da 47 a meno di 20 metri per quello di servizio. Questo ci consentirà di avere l’accesso sempre dalle gallerie. Ho fatto personalmente un sopralluogo, riflettendo a lungo sul da farsi vista l’alta zona di pregio».

Il polo logistico avrà sede a Grandola ed Uniti?

Sì.

Lì sarà conferita anche una parte dello smarino proveniente dal portale nord?

No.

Ultima domanda: la variante potrà essere inaugurata per le Olimpiadi invernali 2026?

Sappiamo bene che nel 2026 ci sono le Olimpiadi. In fase di gara e ancora di più in fase di progettazione esecutiva uno degli obiettivi è ottimizzare i tempi di esecuzione. Sono state individuate soluzioni finalizzate a questo obiettivo. Oggi è difficilissimo dire se si risparmieranno 18 o 24 mesi. Il progetto esecutivo deve essere ancora realizzato e si sa che i lavori in galleria possono presentare sempre imprevisti, anche se onestamente non ci aspettiamo particolari criticità. L’obiettivo, ripeto, è ridurre il più possibile i tempi di esecuzione attraverso tecniche e procedure di calcolo che in questo ci facilitano». (Marco Palumbo)


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