I medici a gettone? «Una scorciatoia che non ci aiuta»

Menaggio La portavoce del Comitato dell’ospedale commenta negativamente la decisione dell’Azienda. «Continuando a esternalizzare resteranno i muri»

Non ci sono medici, ma se li si pagano profumatamente si trovano. E’ un po’ la stessa storia della prenotazione di visite ed esami ospedalieri: se l’utente li prenota alla sanità pubblica deve attendere mesi o anni, se opta per il privato, pagando di tasca propria, l’appuntamento gli viene fissato nel giro di breve, spesso da quegli stessi professionisti che nel pubblico sono oberati di richieste.

La decisione

E così succede che, per non chiudere il pronto soccorso dell’ospedale di Menaggio per carenza di personale, l’Azienda sanitaria competente sia costretta a ricorrere a medici a gettone, versando alle cooperative che li forniscono circa mille euro per un singolo turno coperto di notte. Per i prossimi dodici mesi il servizio esternalizzato per coprire i buchi costerà all’Asst Lariana 632 mila euro. «Abbiamo appreso che il servizio di assistenza medica di emergenza-urgenza al pronto soccorso dell’”Erba - Renaldi” verrà esternalizzato – interviene la portavoce del Comitato per la difesa dell’ospedale, Giovanna Greco –. Si tratta di una pratica che consente una scorciatoia alle Asst, perché il costo dei cosiddetti “medici gettonisti” nel bilancio aziendale non va alla voce “costo del personale”, per il quale c’è un tetto massimo, ma alla voce “beni e servizi”.

Il fenomeno dell’affidamento a cooperative private di servizi all’interno di ospedali pubblici ha raggiunto dimensioni allarmanti, tanto che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in una recente intervista ha dichiarato di voler combattere il fenomeno – prosegue la referente del Comitato – : facendo la differenza fra costo di un medico dipendente e un gettonista, infatti, si rileva che il secondo impone alla sanità pubblica un esborso tre volte maggiore».

Ma le controindicazioni non finiscono qui. «Sappiamo che per lavorare in un pronto soccorso serve una specializzazione in medicina di emergenza-urgenza o titolo equipollente – afferma ancora Greco – ma raramente i medici prestati dalle cooperative vantano tale titolo. Per la loro prestazione, inoltre, non sono è previste e stesse sullo stato di riposo imposte, giustamente, al professionista preposto. Per quanto riguarda il nostro presidio ospedaliero ci chiediamo anche quando verrà riattivata l’altrettanto indispensabile sala chirurgica presidiata, che permette al pronto soccorso di essere chiamato tale»

Preoccupazione

Un quadro preoccupante, in buona sostanza, sostengono a Menaggio.A forza di esternalizzare – conclude la portavoce del Comitato – della sanità pubblica resteranno solo i muri dell’ospedale dell’ospedale di Menaggio». Il sindaco di Menaggio, Michele Spaggiari, inquadra così la situazione di criticità: «Quello dei professionisti sanitari, non solo medici, che lavorano tramite cooperative è un problema enorme che, purtroppo, condiziona l’offerta sanitaria togliendo importanti risorse economiche. E’ un tema che, negli anni, i vari governi non hanno affrontato, favorendo di fatto una situazione che va risolta al più presto, oltre che lo spreco di risorse economiche, anche per evitare la fuga dei medici dal servizio pubblico».

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