Inaugurata via Teresio Olivelli
Bellagio si stringe al suo Beato

Commozione al “Piave” suonato dalla fanfara alpina

Inaugurata via Teresio Olivelli Bellagio si stringe al suo Beato
L’inaugurazione della targa che indica via Teresio Olivelli
(Foto di nicola barindelli)

La guerra in Russia lo ha cambiato profondamente, e per salvare un ucraino ha perso la vita.

Diventa difficile non vedere tanti riferimenti all’attualità nella storia del Beato T eresio Olivelli e nella sua ricerca di pace, quella pace che trovava tra Bellagio e Tremezzo.

La cerimonia d’inaugurazione di via Teresio Olivelli che si è svolta sabato 30 aprile a Bellagio ha visto una grande presenza di pubblico e di autorità.

«Un piccolo evento ma denso di significati», lo ha definito il sindaco di Bellagio Angelo Barindelli, ed è difficile dargli torto. In molti hanno assistito alla giornata ma toccante è stato, per esempio, vedere la fanfara alpini Orobica suonare “Il Piave” davanti alla casa di Olivelli vicino alla parrocchiale, o sentire le parole del nipote Diego Olivelli.

La cerimonia ha visto il ritrovo davanti al municipio di Bellagio, poi il corteo fino alla chiesa parrocchiale dove su un piccolo palco si sono susseguiti i discorsi delle autorità. Presenti autorità militari, civili e religiose, alcuni sindaci, politici e sacerdoti della zona, gli studenti oltre ad una delegazione da Zeme paese in cui il Beato si trasferì nel 1923 da Bellagio.

Olivelli aveva 29 anni quando è morto a seguito delle percorre ricevute dai nazisti il 17 gennaio 1945 nel lager di Hersbruck. In precedenza aveva partecipato alla campagna di Russia come sottotenente della Divisione Tridentina.«È un grande onore per la nostra comunità avere tanti ospiti così importanti oggi ed è un onore inaugurare questa via dedicata ad Olivelli, il Beato non è più patrimonio di un Comune o di un’area ma di tutta l’umanità – ha aggiunto Barindelli - Noi dobbiamo condividerne gli ideali di libertà e giustizia e ricordarci che le ignobili ideologie nazista e fascista non vanno sdoganate mai».

«La sua vita deve essere un esempio e un insegnamento per la capacità di sacrificarsi per gli altri, per la bontà e la generosità. Il tuo sangue unito a quello di Cristo e dei nostri morti faccia crescere nel Mondo i tuoi ideali» ha concluso Barindelli. Ha poi parlato Mauro Guerra, sindaco di Tremezzina rimarcando i viaggi di Olivelli a Tremezzo e l’importanza di far conoscere il suo nome con l’intitolazione della strada, poi il presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi ha sottolineato la necessità di trasmettere il messaggio di pace del Beato soprattutto e in questo momento.

Il presidente provinciale Fiorenzo Bongiasca ha ricordato la preghiera del ribelle di Olivelli rimarcando come nella sua vita il beato abbia tenuto sempre la schiena dritta non piegando i suoi ideali umani e cristiani alle avversità.

Poi sono intervenuti il presidente dell’Anpi Enrico Bianchi e a chiudere il prefetto Andrea Polichetti: «Una figura umana di così alto profilo è di drammatica attualità, pagò con la morte il suo slancio di carità per un prigioniero ucraino. Ci interroga più che mai al significato di quel gesto che è un appello per la pace».

(Giovanni Cristiani)

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