La conquista del Polo 50 anni dopo
«A Villa Balbianello rivive la storia»

Tremezzina, l’anniversario dell’impresa di Guido Monzino

La conquista del Polo 50 anni dopo «A Villa Balbianello rivive la storia»
Da sinistra Rita Ajmone, Mario Brigando, Rinaldo Carrel, Maurizio Allione, Orsina Baroldi e Giuliano Galli

Erano le 9 del mattino del 19 maggio 1971 quando la spedizione giudata da Guido Monzino raggiunse il Polo nord e per diretta conseguenza il novantesimo parallelo dopo 70 giorni di faticosa navigazione grazie a slitte trainate da cani, con le bussole a guidare la rotta.

Quell’appuntamento con la storia è stato rievocato ieri pomeriggio a Villa del Balbianello del Fai nel cinquantesimo anniversario di quella spedizione. Molto apprezzata la visita guidata nel Museo della villa che ospita i cimeli delle spedizioni, tra cui una delle slitte con cui Guido Monzino conquistò il Polo nord. Con Giuliano Francesco Galli, area manager Fai Lombardia Prealpina e Orsina Baroldi, la nipote di Monzino c’erano Rinaldo Carrel - guida alpina della Valtournenche, allora diciannovenne, l’ultimo a lasciare insieme a Monzino l’Artico -, Maurizio Allione, storico segretario di Monzino (che curò gli aspetti organizzativi della spedizione) e l’amica di sempre di Guido Monzino, Rita Ajmone Cat. Oltre 2 mila i chilometri percorsi sulla calotta polare, con 350 cani e un ritorno non proprio agevole dopo quel 19 maggio, considerato che i ghiacci del Polo cominciavano a sciogliersi. Della spedizione facevano parte anche il generale Arturo Aranda Salazar e l’alpino della Valtournenche, Mirko Minuzzo.

Significativo il fatto che questa ricorrenza sia stata celebrata a Villa del Balbianello, che Guido Monzino definì come “la sua ultima impresa” e “un dono all’Italia”. «E il fatto che oggi sia il bene Fai più visitato d’Italia nel nome della bellezza testimonia come questo dono abbia trovato degna concretizzazione» le parole di Giuliano Francesco Galli. «Grazie a Villa del Balbianello un pezzo di storia delle spedizioni e del nostro Paese non è andato perso». (Marco Palumbo)

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