«Niente ospedale, mamma resta con me»  E lei riesce a guarire dal Covid a 93 anni
Luciana Magni e Giulio Canepa nella loro abitazione di Valsolda

«Niente ospedale, mamma resta con me»

E lei riesce a guarire dal Covid a 93 anni

Valsolda: il figlio di 73 anni, pure lui positivo, l’ha assistita per un mese con l’aiuto del Comune. E il medico spiega: «Quando gli ho parlato di ricovero, ha detto che voleva morisse accanto a lui»

Storie di Covid e di amore, di vita, di piccoli miracoli. La vicenda a lieto fine consumatasi a Valsolda, in una bella casa che si affaccia sul Ceresio, è un concentrato di sentimenti, emozioni e solidarietà, con la medicina che, alla fine, ha avuto un ruolo secondario. Luciana Magni, anziana che gode ancora di buona a dispetto dei suoi 93 anni, cinque settimane fa aveva accusato febbre, tosse e altri sintomi influenzali.

Il figlio Giulio, 73 anni, che vive con lei, allora ha chiamato il medico di famiglia, che ha pensato immediatamente al covid: «Febbre alta, tosse, saturazione bassa, sotto il 90 – ricorda il dottor Enzo Pasotti – . Non ero affatto tranquillo e sulle prime, da medico, ho consigliato il suo ricovero in ospedale».

Allora Giulio Canepa, che del suo medico si fida ciecamente, si è messo a preparare la classica borsa con il necessario per il ricovero della madre, dicendo al medico di chiamare l’ambulanza. «A un certo punto i nostri sguardi si sono incrociati – prosegue il dottor Pasotti – e lui mi ha rivolto testuale domanda: “Se la mamma esce di qui non la rivedrò più, vero?”. Ho annuito e lì, evidentemente, è stata una reazione più dell’uomo che del medico».

Niente ospedale, quindi. «Allora preferisco che muoia qui – è stata la scelta del figlio – vicino a me, con la possibilità di tenerle la mano». Il tampone a domicilio ha rilevato la positività al Covid di entrambi. Un esito che pareva una sentenza. Nessuno è più potuto entrare in casa e il figlio, per fortuna asintomatico, si è arrangiato a fare tutto. Levofoxacina, Eparina, ossigeno e cortisone, la massima attenzione da parte del Comune, ma soprattutto l’amore di un congiunto e il calore della propria casa, hanno fatto il miracolo.

A distanza di oltre un mese la signora Luciana è guarita. Nei giorni scorsi madre e figlio sono stati di nuovo sottoposti a tampone e sono risultati entrambi negativi. «Che dire? – commenta il medico di famiglia – . I farmaci hanno sicuramente prodotto i loro effetti, ma in questo caso la guarigione merita ben altre citazioni. Mi mancano appena quattro mesi per la pensione e questo è uno dei casi della mia attività di medico che ricorderò con maggior piacere». (Gianpiero Riva)


© RIPRODUZIONE RISERVATA