Porlezza, addio al muratore  «Non si deve morire  sul luogo di lavoro»
Un momento della cerimonia funebre che si è officiata ieri a Cima di Porlezza (Foto by foto selva)

Porlezza, addio al muratore

«Non si deve morire

sul luogo di lavoro»

Il monito del parroco don Graziano ai funerali. Rosario è stato travolto da una valanga di pietre e terra

«Si parla di incidenti di cantiere, ma le morti sul lavoro sono in aumento rispetto al passato e allora è inevitabile interrogarsi».

Don Graziano Rudello, parroco di Porlezza, ha esordito così nella sua omelia in occasione del mesto rito funebre per Rosario Lo Bue, il muratore di 57 anni di Cima rimasto sepolto sotto una valanga di pietre e terra lunedì scorso nei pressi di Oggia, in territorio del Comune di San Bartolomeo, mentre lavorava per mettere in sicurezza un muro appena costruito.

«Non spetta a noi cercare eventuali responsabilità, perché lo faranno i magistrati – ha proseguito il sacerdote – ma il lavoro dovrebbe dare dignità a un uomo, non procurargli la morte».

Il sacerdote ha affrontato l’argomento con fermezza.

«Mai avremmo pensato di doverci trovare qui oggi dinanzi al feretro di Rosario . ha detto -, che avrebbe dovuto lavorare anche questa settimana che si conclude, quella prossima e poi ancora; invece siamo qui in tanti a salutarlo per l’ultima volta dopo una scomparsa drammatica e prematura su un cantiere di lavoro».

La piccola chiesa della Purificazione di Maria ha cominciato ad animarsi ben prima dell’orario fissato per il rito funebre e sul sagrato i presenti hanno inevitabilmente ricordato la vittima: un uomo dal sorriso buono, schivo e rispettoso di tutti e di tutto.


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