Pranzi e cene gratuiti   ai sanitari del Moriggia  Offrono i ristoranti
Alfio Colombo ai fornelli mentre prepara pasti per l’ospedale di Gravedona

Pranzi e cene gratuiti

ai sanitari del Moriggia

Offrono i ristoranti

Gravedona: l’iniziativa è partita da Alfio Colombo

e ha subito coinvolto diverse attività di Gera Lario

Pranzo e cena per il personale sanitario del Moriggia Pelascini impegnato nella difficile e rischiosa e battaglia quotidiana contro il coronavirus. L’iniziativa è partita da Sorico e ha coinvolto subito diversi ristoratori del paese e di Gera Lario.

«Faccio parte dell’associazione italiana cuochi – afferma il promotore, Alfio Colombo, titolare del ristorante-pizzeria Spluga – e abbiamo pensato di utilizzare le scorte che abbiamo in magazzino, che rischierebbero di essere buttate, per qualche buon fine. In Alto Lario abbiamo un ospedale che è stato in parte convertito alla cura dei pazienti infetti e il personale che ci lavora sta facendo qualcosa di straordinario. Mi sono informato – prosegue Colombo – e ho appreso che, alla luce dei turni massacranti e delle difficoltà ad uscire dalla struttura, per medici e infermieri diventa arduo consumare anche i semplici pasti. Da qui l’idea di metterci a disposizione, in questa fase per noi di chiusura, per preparare pranzo e cena per loro. Siamo già in grado di garantire più di 100 pasti al giorno».

Hanno subito aderito i ristoranti “Cinque Case”, il “Lario”, il “Biffi”, il “Mera”, il “Beccaccino” e l’agriturismo “Giacomino”; si è aggiunto anche il ristorante Maloia di Dubino. Altri stanno arrivando.

In ospedale è il direttore esecutivo, Stefano Del Missier, che chiarisce l’importanza dell’iniziativa dei ristoratori: «Ristoratori e volontari della distribuzione stanno facendo qualcosa per la quale occorre essere loro davvero grati. Il personale che ha a che fare con i pazienti affetti da coronavirus non solo fa turni massacranti, ma deve dotarsi di tutti i necessari dispositivi di protezione quando entra e disfarsene quando esce al termine della giornata, perché le fasi di vestizione e svestizione rappresentano i momenti più pericolosi ai fini del contagio».

« Per loro - conclude Del Missier - non è possibile usufruire della normale mensa e fino a pochi giorni dovevano accontentarsi del panino o poco di più. Sono in Alto Lario da poco e questa bellissima esperienza umana mi convince del gran senso di solidarietà del territorio».


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