Sorico, addio a Colombini  Alpino e reduce dai lager nazisti
Peperino Colombini con l’immancabile cappello da alpino, con il consigliere regionale Gigliola Spelzini

Sorico, addio a Colombini

Alpino e reduce dai lager nazisti

L’ultimo saluto a un grande testimone delle “penne nere” lariane

In tanti ad Albonico lunedì 24 agosto per salutare un’ultima volta l’alpino Peperino Colombini, classe 1924, uno degli ultimi reduci dei campi di sterminio nazisti. Raccontava volentieri quelle sue drammatiche esperienze di guerra, perché anche se si trattava di ricordi da brivido, ci teneva a trasmettere il senso di follia del regime nazifascista, soprattutto alle nuove generazioni: accettava, non a caso, di intervenire anche nelle scuole. Nel dicembre del ’43 si trovava in Alta Val Pusteria. Doveva difendere il confine dai tedeschi, che dopo l’armistizio erano diventati nemici. «Eravamo poveri cristi alla deriva, abbandonati al loro destino – raccontava in un’intervista – . Il nostro tenente alzò bandiera bianca per evitare uno sterminio e anch’io, al pari dei miei commilitoni, finii in un lager». Due anni prigioniero in Germania; dodici ore di lavoro al giorno e i morsi della fame che offuscavano anche la mente. «Eravamo dei numeri e non ricordo nemmeno io quanti altri prigionieri ho visto accasciarsi e morire in silenzio, di fame e d’inedia – rammentava ancora l’anziano alpino – . Ho visto uomini grandi e grossi ridursi a scheletri di 30 chili e morire. I morti venivano trascinati per una gamba, messi dentro sacchi neri e buttati dentro fosse comuni sulla collina». La fame, oltre un certo limite, diventa istinto di sopravvivenza e una notte Peperino allungò una mano oltre il recinto del lager per prendere una verza dal campo confinante; una sentinella si accorse e gli scaricò contro raffiche di mitra, che nel buio, per miracolo, non raggiunsero il bersaglio. Poi, un bel giorno, l’alpino Peperino non trovò più nessuno nella fabbrica della morte. La guerra era finita. Ci vollero due mesi per far rientro a casa, ma il 29 giugno del ’45 poté riabbracciare i famigliari, con i quali non aveva più avuto alcun contatto. Carattere aperto e gioviale, il vecchio alpino non ha mai perso il suo proverbiale sorriso, ma grazie ai racconti delle sue esperienze ha saputo trasmettere valori importanti alle nuove generazioni. Ai funerali hanno presenziato il sindaco del paese, Ettore Dessi, e altre autorità, tra cui il consigliere regionale Gigliola Spelzini; ma c’erano soprattutto tantissimi alpini, desiderosi di rendere onore a uno degli ultimi testimoni della barbarie dei lager.

(Gianpiero Riva)


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