Valle Intelvi, truffa da 700 mila franchi  Condannato ed espulso dalla Svizzera
Il valico della Valmara tra il Canton Ticino in Svizzera e Lanzo Intelvi (Foto by Selva)

Valle Intelvi, truffa da 700 mila franchi

Condannato ed espulso dalla Svizzera

Due anni e mezzo al tassista con casa a Viganello e Airolo e residenza sul Lario che ha raggirato le banche

Una condanna a due anni e mezzo (sei mesi dei quali da scontare in carcere) e cinque anni di espulsione dalla Svizzera. Si è chiusa così lunedì 9 novembre davanti alla Corte delle Assisi criminali la vicenda che riguarda un uomo di 31 anni residente in Val d’intelvi (di cui non sono state fornite le generalità), già in carcere da maggio e protagonista di truffe per quasi 700 mila franchi, poco meno di 650 mila euro. Una vicenda che non ha mancato di stupire, anche perché - secondo quanto emerso in aula - ben 170 mila dei 700 mila franchi sottratti agli istituti di credito sono stati recuperati nell’auto dell’uomo, ufficialmente autista per Uber in Svizzera tedesca e con due appartamenti in Ticino, uno a Viganello (quartiere di Lugano) e un secondo ad Airolo. Altri 200 mila franchi sono stati recuperati nella sua abitazione, come ha confermato l’edizione on line del Corriere del Ticino. In aula, il trentunenne intelvese si sarebbe giustificato dicendo - ironia della sorte - di non fidarsi delle banche e di conservare dunque il denaro in auto e a casa. Assieme ai soldi sono stati rinvenuti anche documenti e certificati falsi, tra cui permessi B e C, che si riferiscono rispettivamente al permesso di dimora e di domicilio oltreconfine. Il meccanismo, stando a quanto emerso in aula, era parecchio rodato, tenendo conto del fatto che il trentunenne intelvese utilizzava documentazione contraffatta per ottenere i finanziamenti per la sua azienda, che poi in realtà non utilizzava, ma teneva per sé. Pare, in base a quanto per gran parte emerso in aula, che l’uomo abbia tentato per ben otto volte “l’assalto” ai finanziamenti bancari, riuscendo in tre delle otto occasioni gli istituti di credito a concedergli quanto richiesto. Per fare ciò sarebbero stati presentati bilanci inevitabilmente falsificati e false dichiarazioni d’imposta. Tra l’altro, il suo lavoro svolto per Uber non aveva le autorizzazioni richieste dalle leggi vigenti. Caso chiuso, dunque. Il trentunenne intelvese si è detto - tramite il suo legale di fiducia - disposto a risarcire il dovuto. Agli atti figura anche un precedente in Italia, in quel di Campione d’Italia, con un progetto - mai andato in porto - di aprire un casinò on line.

(M.Pal.)


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