Veleso, il paese senza negozi  «Lo apriremo noi cittadini»
Una panoramica di Veleso, paese che conta 200 abitanti

Veleso, il paese senza negozi

«Lo apriremo noi cittadini»

Dal 2015 nel piccolo borgo non si può acquistare neppure il pane

L’idea di un consigliere: «Una cooperativa gestita da noi nell’ex asilo»

Ogni paese ha il suo sogno. Veleso ha un sogno che sarà pure modesto ma, di certo, è essenziale per un borgo di poco più di 200 anime. Riavere un negozio di generi alimentari.

Già, perchè il paese dal 2015 è completamente sprovvisto di negozi. Per capirci: non si può comprare un pezzo di formaggio, del pane, della frutta: un problema in particolare per le persone meno giovani.

Nasce però un’idea innovativa nel suo “non esserlo”, ovvero creare una cooperativa di consumo gestita dagli stessi residenti all’interno di locali messi a disposizione dal Comune. Una proposta simile a quella che fece nascere quasi cento anni fa l’asilo che ora ospiterebbe il negozio.

L’idea nasce dalla minoranza consiliare e in particolare dal consigliere Pierangelo Cofferati: «Ormai da diversi anni, dopo la chiusura nel 2015 dell’unico negozio, il nostro paese è rimasto completamente sprovvisto di un punto vendita che possa soddisfare le piccole esigenze quotidiane dei residenti ed anche dei turisti – spiega a questo proposito -. Le difficoltà, soprattutto economiche, per riaprire un negozio sono molte, ma se ci uniamo tutti ed il Comune collabora la soluzione esiste ed è una cooperativa di consumo».

L’idea partita dalla minoranza ha trovato terreno fertile anche nel gruppo di maggioranza: «Ho chiesto all’amministrazione comunale se sarebbe possibile mettere a disposizione all’interno del vecchio asilo un locale sufficientemente spazioso che possa essere concesso a titolo gratuito ad una cooperativa creata fra noi cittadini e con il supporto del Comune stesso. Ho trovato ampia disponibilità a valutare questo progetto».

L’assessore Maurizio Bolzani conferma: «Si potrebbe pensare a valorizzare e vendere prodotti del territorio che le poche aziende agricole producono, unitamente ai generi tipici di un alimentari, creando un servizio che manca tantissimo alla comunità. La cooperativa sarebbe pertanto un ripercorrere le orme del passato».(Giovanni Cristiani)

L’articolo completo su La Provincia di sabato 3 ottobre


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