«Io da 40 anni in Pakistan  porto l’amore nel mondo»
Ambrogio Spreafico

«Io da 40 anni in Pakistan

porto l’amore nel mondo»

Ronago Durante la messa, la testimonianza di Ambrogio Spreafico, 61 anni, tornato in paese dopo tanto tempo

«Sono Ambrogio, uno di voi e vengo dal Pakistan».

Nella chiesa parrocchiale gremita per la messa prefestiva, un uomo dai capelli grigi e dalla pesante giacca a vento grigia, si è avvicinato al microfono, ai piedi dell’altare. Ed ha parlato.

Solo gli amici più stretti e i coscritti l’hanno riconosciuto: Ambrogio Spreafico, 61 anni, da quasi quattro decenni non si vedeva più nel paese di collina e di frontiera dov’è nato e cresciuto.

«Non sono capace di tenere i contatti», ha detto, quasi scusandosi.

È uno che, da cristiano, vorrebbe dare la propria vita per gli altri, è «uno di noi» che ha compiuto una scelta di vita ispirato da Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.

Secondo i Focolari «Dio è amore e il mondo è un posto dove è possibile volersi bene». Ambrogio ha seguito questo esempio e ha portato la sua vita lontano.

In diversi Paesi dell’Africa, Ambrogio Spreafico è vissuto fino a tre anni fa, in comunità dei Focolari, condividendo la realtà e i beni con altri Focolarini e con la gente del posto. Dal 2016,è a Karachi, Pakistan, l’ottava città più popolosa del mondo con quasi 15 milioni di abitanti e i cristiani sono il 3 per cento, una piccolissima minoranza rispetto a musulmani, induisti ed altre religioni non cattoliche. L’immagine che arriva in Occidente è quella delle persecuzioni contro i cristiani ed è un’immagine tragica.

La domanda è scontata: ma chi ha fatto fare una scelta di vita così radicale, così evangelica ad un giovane di belle speranze?

«Per alcuni punti di vista, è la curiosità verso altri popoli, altre culture – risponde Ambrogio – la curiosità, insieme alla voglia di conoscere e di capire. Ci conosciamo così poco, soprattutto con certi lembi d’Asia. Le persone che arrivano in Italia da altre parti del mondo non esprimono tutta la ricchezza dei loro luoghi d’origine e noi abbiamo davanti solo le differenze. Dietro, c’è una storia di millenni, un’umanità che si spalanca. Io non intendo cambiare il mondo. Io intendo viverlo da cristiano come fosse una comunità».


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