L’infermiera che denunciò Cazzaniga  «Ha minacciato di uccidere anche me»
Clelia Leto entra nell’aula del tribunale per testimoniare

L’infermiera che denunciò Cazzaniga

«Ha minacciato di uccidere anche me»

Rovellasca, il processo per le morti in corsia, il medico accusato di aver tolto la vita a 11 malati

Parola alla donna che ha innescato l’indagine che portò all’arresto di Leonardo Cazzaniga, vice primario del pronto soccorso e all’incriminazione di una dozzina di figure apicali dell’azienda ospedaliera, tra medici e dirigenti. Ieri mattina in aula, infatti, ha riferito Clelia Leto.

Il processo è quello delle morti sospette in pronto soccorso a Saronno, per un totale di 11 casi (un 12 è in fase di accertamento), alcuni riguardanti anziani che vivevano nella Bassa Comasca.

«Conosco Cazzaniga dal 2012 da quando avevo iniziato a lavorare a Saronno. Era il vice primario. Cazzaniga era molto particolare, aveva un comportamento sopra le righe».

«Il nostro rapporto - ha aggiunto - era a volte sereno a volte conflittuale».

Poi c’è la storia di una signora anziana con respiro difficoltoso in codice rosso. «Dopo un primo intervento la signora era migliorata. Cazzaniga disse che ero egoista e che in quel modo gli allungavo l’agonia e che non gli stavo facendo un piacere. Lui disse di esser favorevole all’eutanasia. Abbiamo discusso in modo animato. Una volta venne un paziente anziano e lui disse che quell’uomo era solo un organismo e che non aveva più nulla di umano e che in quel modo gli si allungava l’agonia. Mi diceva che ero troppo empatica per lavorare con certi pazienti. Mi provocava, mi diceva che mi avrebbe ammazzato. Mi disse che sarei morta di cancro all’utero e che non avrei avuto vita lunga».

«Quando arrivò la paziente mi disse di somministrare dei farmaci ma io sapevo che quei farmaci non avrebbero aiutato la malata, ma avrebbero potuto produrre un arresto cardiocircolatorio e io mi rifiutai. Sapevo che era il famigerato protocollo. Mi disse che se non me la sentivo, avrebbe fatto lui ma io gli dissi che non poteva farlo neanche lui. Lui mi disse che mi avrebbe ucciso, in senso di fine professionale. Quando vide la mia forte opposizione decise di desistere. Gli dissi che l’avrei denunciato. Feci segnalazione scritta».


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