Lo sport per dire no a tutte le mafie  Quattrocento atleti per la legalità
Laye Diaby, Andrea Zoanni, Roberta Spirorello, Tonio Attino, Elena Daddi e Kalilou Koteh

Lo sport per dire no a tutte le mafie

Quattrocento atleti per la legalità

Bregnano Primo torneo contro la criminalità che si insidia anche nel mondo del calcio

In gara per la legalità per scacciare la mafia dallo sport. Ieri pomeriggio il centro civico di Bregnano ha ospitato la presentazione del primo torneo polisportivo contro la criminalità organizzata.

Fino al 7 ottobre 23 società con 400 giovani atleti si sfideranno a basket, calcio e pallavolo in cinque paesi della Bassa comasca per cercare di sradicare il cancro delle mafie dalle squadre e dalle associazioni sportive del nostro territorio.

«La criminalità organizzata si insinua nello sport e soprattutto nel calcio – ha spiegato Andrea Zoanni, presidente del Centro studi contro le mafie Progetto San Francesco – per riciclare denaro sporco, comprando le società in difficoltà economiche, ma soprattutto per conquistare consenso sociale, perché si sostituisce a quando di buono c’è nei nostri paesi. Vogliamo lanciare un grido d’allarme perché da tempo le mafie anche qui, vicino a Como, hanno allungato i tentacoli sul nostro sport. Non sapere non è più una scusante».

L’iniziativa, promossa da 14 Comuni comaschi (il comitato dei sindaci 5 dicembre), ha il sostegno del Coni, era presente la delegata comasca Katia Arrighi e del Panathlon club di Como, della Cisl dei laghi e anche del nostro quotidiano. Durante la giornata è stata presentata la storia del Sant’Ambroeus football club, la prima squadra di rifugiati e richiedenti asilo iscritta alla Figc nata a Milano. Ma anche tante storie di sport, come “Il pallone e la miniera”.

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