Lomazzo, il consulente:   «Cazzaniga non ha ucciso»
Leonardo Cazzaniga nel corso di una udienza del processo a suo carico

Lomazzo, il consulente:

«Cazzaniga non ha ucciso»

Morti sospette in corsia, per l’esperto dell’ospedale di Saronno non c’è correlazione con i farmaci somministrati

«Senza i farmaci somministrati da Leonardo Cazzaniga ci sarebbe stata certamente la morte dei pazienti e in alcuni casi la morte sarebbe potuta essere anche particolarmente atroce». Sulle morti in corsia, il consulente di parte dell’azienda sanitaria, responsabile civile (e quindi il soggetto che dovrà pagare eventuali risarcimenti) nel procedimento contro l’ex vice primario del pronto soccorso di Saronno, ha scagionato Leonardo Cazzaniga.

Il consulente Gianpaolo Fortini, medico specializzato in anestesia e terapia del dolore, responsabile del reparto di cure palliative di Varese, ha analizzato le singole cartelle cliniche dei malati al momento del loro accesso in pronto soccorso a Saronno sulla base di alcuni indicatori di valutazione dei bisogni di cure palliative.

«Su undici casi analizzati – ha spiegato in aula Fortini – sei erano oncologici. Solo la signora Virginia Moneta non presentava elementi per cui era ipotizzabile la presa in carico della rete locale delle cure palliative. Otto erano allettati. Tutti avevano un decadimento dello stato di coscienza».

Per tutti i casi analizzati il consulente ha stabilito che a suo avviso non ci sarebbe stata alcuna correlazione tra il trattamento terapeutico adottato dal Cazzaniga e il loro decesso.


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