Maestra uccisa, il giallo rimane
Il cognato: «Non sono stato io»

La svolta nelle indagini sul cadavere di Rodero, l’omicidio sarebbe avvenuto a Stabio. Arrestato Michele Egli, tecnico informatico: «Ho solo spostato la salma per non ferire i familiari»

C’è un fermo ma rimangono molti misteri sulla morte di Nadia Arcudi, la maestra di scuola elementare trovata senza vita domenica pomeriggio nei boschi di Rodero.

L’altra sera, a ridosso della mezzanotte, la polizia cantonale ha arrestato al valico di Gaggiolo, di ritorno dall’Italia, il cognato di Nadia, Michele Egli, 42 anni, cittadino svizzero di origine padovana, marito della sorella della vittima, collaboratore informatico alla Supsi di Lugano e scrittore dilettante con una particolare predilezione per i thriller, come scrive sul suo sito.

Nadia è stata probabilmente uccisa tra le 17 e le 18 di venerdì, soffocata, a quanto pare, con un sacchetto di plastica. Sarebbe morta in casa, a Stabio, dove gli esperti della scientifica si sono fermati per ore, l’altroieri, prima di procedere all’interrogatorio e al fermo.

Dopo il decesso, il corpo sarebbe stato caricato su un’auto e trasportato in Italia, fino ai boschi di Rodero, attraverso il valico di Gaggiolo. La polizia cantonale ha parlato di «parziali ammissioni» da parte del cognato di Nadia: si sa che l’uomo avrebbe ammesso soltanto il trasporto del cadavere, senz’altro non l’omicidio, sul cui contesto si sta ancora indagando. Inutile, in altre parole, domandarsi per esempio quale sia il movente («in questo momento non siamo in grado di parlarne», ha detto chiaramente il comandante della polizia svizzera) e se terze persone vi siano coinvolte, circostanza che peraltro le autorità cantonali non hanno escluso. Ecco, in sintesi, la versione di Egli: ho trovato il corpo senza vita di mia cognata e l’ho portato via per non ferire i familiari. Poi ho cenato in Italia con alcuni parenti infine, lunedì sono andato in Sicilia per il funerale di un conoscente.

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