Omicidio di Guanzate, chiesti tre ergastoli

ProcessoIl pm: massimo della pena per Nocera, Virgato e Andrea Internicola per la morte di Ernesto Albanese

“Sconto” per Locatelli, ha contribuito a far scoprire il delitto; 6 anni e 10 mesi per gli altri imputati. Oggi la sentenza

Alla fine, Ernesto Albanese era “amico” di tutti. Ma è finito sotto vari metri di terra, dopo essere stato accoltellato senza pietà proprio da quelli che erano i suoi “amici”.

Il processo con rito abbreviato per l’omicidio di Guanzate è arrivato alle ore decisive. Proprio ieri il pubblico ministero Massimo Astori ha portato avanti le sue richieste di condanna: ergastolo per Luciano Nocera, 46 anni di Lurate Caccivio, difeso da Alessandra Silvestri, così come per Andrea Internicola, 46 anni di Appiano Gentile (difeso da Livia Zanetti), e per Francesco Virgato, 44 anni di Guanzate, assistito in aula da Eliana Zecca. Per Rodolfo Locatelli, 40 anni di Guanzate, difeso da Pier Mario Vimercati, il pm ha proposto 20 anni di carcere, con uno sconto “concesso” per aver collaborato con gli inquirenti nelle fasi iniziali, permettendo poi di ricostruire con maggiore precisione l’esecuzione di Albanese.

«Nocera? Era il capo»

Pene inferiori, invece, richieste per Filippo Internicola, 43 anni di Lurago Marinone (difeso da Annalisa Abate), e Silvano Melillo, 55 anni di Fino Mornasco (assistito da Daniela Danieli), ai quali viene contestato l’occultamento del cadavere: 6 anni e 10 mesi a testa.

Davanti al giudice Nicoletta Cremona, nella sua requisitoria Astori ha ricostruito con dovizia di particolari l’intero episodio, evidenziando i ruoli di ciascuno dei partecipanti. In particolare, il pubblico ministero ha voluto sottolineare il ruolo di Luciano Nocera, considerato il vero capo della banda: in quella notte tra l’8 e il 9 giugno dello scorso anno, avrebbe inferto la prima pugnalata ad Albanese, con il coltello che poi passò di mano in mano.

Il movente? Non ce ne sarebbe uno specifico, ma vari fattori avrebbero portato a considerare Albanese come un elemento “scomodo” all’interno del gruppo e che, per questo, doveva essere eliminato. Astori ha inoltre sostenuto come in questo processo Nocera non sia da considerarsi affatto un collaboratore di giustizia.

Da qui le richieste di ergastolo: se il rito abbreviato consente di avere uno sconto di un terzo della pena (nel caso dell’ergastolo, si passerebbe a 30 anni), sull’altro piatto della bilancia pesano, come aggravanti, tutti i reati correlati all’omicidio, come le lesioni personali, il sequestro di persona, il possesso dell’arma, l’occultamento di cadavere e il tentato omicidio di una coppia di Cadorago.

Il rimorso di Locatelli

Proprio Nocera, prima della requisitoria, era stato interrogato dichiarandosi completamente estraneo all’omicidio. Perché? Dormiva. Ma ha anche ammesso di aver detto ad Andrea Internicola e Francesco Virgato che potevano dare una “lezione” ad Albanese, che doveva finire in ospedale per tre mesi. E poi invece è finito sotto terra, nel giardino di quella casa in costruzioni di via Patrioti a Guanzate. Anche per Nocera, così come per Filippo Internicola (che aveva parlato durante la scorsa udienza) e per Locatelli, Albanese «era un amico». Un uomo che oltretutto gli portava soldi, i proventi dello spaccio di droga.

Anche Rodolfo Locatelli ha voluto dire la sua ripercorrendo la notte delle pugnalate inferte da Nocera, Virgato, Andrea Internicola e lo stesso Locatelli. Quest’ultimo ha detto di aver comunque sulla coscienza il peso di non aver fatto nulla per evitare la morte di Albanese, spiegando di non essere intervenuto solo perché, quella sera, aveva paura dei suoi compagni.

La sentenza è prevista per oggi.


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