Ronago: falsi vigili in divisa   derubano una famiglia
Uno dei ladri indossava una divisa simile a quella della polizia locale

Ronago: falsi vigili in divisa

derubano una famiglia

Si sono presentati in via Volta dicendo che li aveva mandati il Comune per problemi all’acquedotto. Hanno buttato una pasticca nell’acqua sprigionando un odore che ha intontito i proprietari dell’abitazione

Storditi da un aerosol narcotico. Ipnotizzati dalla frenesia e dalla parlantina di due falsi agenti di Polizia locale, isolati dal telefono e dall’allarme, derubati di qualche migliaio di euro, Buoni postali, oro e gioielli e lasciati attoniti, annebbiati ed atterriti.

Vittima, la famiglia Merlo, il padre Sandro e la madre Cosima, pensionati e il figlio Tiziano, in casa con qualche problema di salute. Si erano alzati verso le 8,30, ieri, erano in cucina per la colazione, nella loro casetta di via Volta, una strada trafficata e sulla quale si affacciano casette, parco pubblico e condominii.

Suona il campanello e un uomo di circa 30 anni, voce italiana, a prima vista divisa da agente della Polizia locale Terre di Frontiera, concitato, dice: « S’è rotto l’acquedotto, c’è qualcosa di brutto nell’acqua, una donna è già stata male, fateci entrare che dobbiamo vedere».

Entrano. «Eppure, io leggo i giornali. So che girano malfattori con il pretesto dell’acqua. Ma questi due avevano una divisa », dice il signor Sandro che vorrebbe chiamare il Comune o i carabinieri.

Ma i due glielo impediranno: entrano di furia, vanno in cucina, aprono il rubinetto e manipolano una pasticca o qualcosa di simile. L’acqua diventa marrone, si sprigiona un odore acido; padre, madre e figlio cominciano a tossire, a respirare male e diventano come autòmi.

I due finti agenti staccano il telefono, trovano in un attimo la presa, l’allarme di casa smette di funzionare.

« L’abbiamo già chiamato noi il Comune. E voi, fate presto, presto – pressano i due intrusi – fate presto. Portate qua subito i gioielli e i soldi, altrimenti diventano neri. Vanno messi immediatamente in frigorifero».

E chiedono alla donna dove li tiene. «Vado io a prenderli », dice lei, priva di forze, priva di volontà. Va, rovista nel cassetto e consegna i soldi dell’indennità del figlio, pronti da portare in banca e i gioielli.

« Signora, si tolga gli orecchini. Diventano neri »: è rapace, il finto agente che ogni tanto pronuncia parole con inflessione straniera, sembra. E chiede pure di togliersi la fede matrimoniale, ma non esce e si salva. La signora si toglie gli orecchini e lo sciacallo mostra di posare tutto nel frigorifero-

Venti minuti, forse, di sceneggiata. E poi escono. Fuori, c’è un’auto bianca, nel parcheggio pubblico di fronte alla casa, muso rivolto alla strada, un complice alla guida.

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