Sanità, a processo Rizzi e la compagna
Fabio Rizzi, ex consigliere regionale nonché presidente della Commissione sanità (Foto by archivio)

Sanità, a processo Rizzi e la compagna

L’ex consigliere regionale e Lorena Pagani, entrambi residenti a Faloppio, davanti al giudice a luglio. La Procura: «Pubblici ufficiali corrotti per far ottenere a società private contratti con le aziende ospedaliere»

C’è il papà della riforma sanitaria lombarda, il leghista varesino Fabio Rizzi, da tempo residente a Faloppio a casa della sua compagna. E c’è pure la sua compagna, Lorena Lidia Pagani, comasca con casa - appunto - a Faloppio. E ovviamente c’è Maria Paola Canegrati, la “regina” delle dentiere, che grazie alle buone entrature con il braccio destro del consigliere avrebbe corrotto pubblici funzionari e truccato appalti per far ottenere alle sue società contratti super vantaggiosi con il sistema sanitario nazionale.

Complessivamente sono tredici le persone per le quali la Procura di Monza ha chiesto il processo immediato, senza neppure passare dall’udienza preliminare. Processo già fissato il 14 luglio prossimo, in tempi record. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione, alla turbativa d’asta, con una puntatina al riciclaggio attraverso a Stefano Lorusso, professionista e arrestato in Florida tempo dopo il blitz che aveva portato in cella pure l’allora presidente della commissione Sanità al Pirellone in quota Lega Nord, poi subito scaricato dal presidente Roberto Maroni.

L’ex uomo forte della sanità lombarda, l’esponente del Carroccio che aveva voce in capitolo - e che voce - pure nello scacchiere delle nomine ai vertici e non solo delle strutture sanitarie pubbliche avrebbe indotto, assieme al suo braccio destro Mario Longo, i funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria delle aziende ospedaliere della Regione a favorire, nelle gare d’appalto, le società legate alla Canegrati.

La compagna di Rizzi, invece, è accusata di aver accettato il ruolo di prestanome dell’ex assessore, così da ricevere per conto del convivente il prezzo della corruzione.


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