Uggiate, rinuncia all’orologio d’oro
E regala i soldi ai malati

Franco Vaneria in pensione dopo 46 anni di lavoro in Svizzera «Ho chiesto di fare un assegno alla lotta ai tumori in memoria di mia moglie»

L’orologio d’oro della pensione è stato convertito in soldi donati alla delegazione locale della Lega italiana per la lotta ai tumori, Lilt, in ricordo della moglie portata via dal male.

Dentro quell’orologio trasformato in beneficenza c’è tutta la vita, tutto il lavoro e soprattutto tutto l’amore di Franco Vaneria, 65 anni, frontaliero, dal 1972 operaio dipendente dal salumificio Rapelli di Stabio, Canton Ticino, 400 dipendenti ed alto prestigio per la qualità dei prodotti.

Lui si schermisce, non vorrebbe parlare del suo gesto. Ma ormai in paese ne parlano tutti e il responsabile della Lilt, Giancarlo Rezzonico, non si trattiene dalla commozione, indicando « la storia toccante di Franco » e la sensibilità della ditta Rapelli.

«Nonostante sia grande e da primato, la Rapelli ha mantenuto al proprio interno un clima di famiglia – premette Franco – Sono in pensione da pochi giorni e ne ho già nostalgia ». Accarezza con gli occhi la foto storica di un salame da Guinnes, 150 chili di peso, al quale ha contribuito.

«È andata così – racconta – qualche mese fa, ho saputo che per il mio pensionamento, come al solito, mi avrebbero regalato un orologio d’oro, valore di circa tremila franchi. Ne ero orgoglioso. Io non ho mai avuto un orologio d’oro».

«Ma per me - aggiunge - , le cose non contano più. Contava e conta mia moglie Tina, quasi trent’anni insieme e due anni e mezzo fa l’ho dovuta salutare per l’ultima volta. I figli, i nipoti, il volontariato, la parrocchia, il Centro Terza età, gli amici: tante le cose belle delle mie giornate. Ma tutti i sogni e i progetti con Tina non ci sono più».

Il ricordo

Lei non c’è più. Eppure, ha pensato Franco, ci dev’essere un modo per trattenerne lo spirito, ci dev’essere un modo per dire che lei era così bella, così brava, che lei vive ancora di bene.

«Allora, ho chiesto ai miei datori di lavoro: che ne dite di cambiare in euro il controvalore dell’orologio? Sì, mi hanno risposto, sì – e a Franco viene il magone – Io giro i soldi alla Lega Tumori, possono fare tanto bene, possono aiutare chi ha bisogno. Io non ho più bisogno di oggetti. Io ho bisogno delle mani di Tina e della sua benedizione».

È finita con una grande festa nello stabilimento di Stabio, per Franco, per la sua famiglia e per chi vuol vedere l’ invisibile: nella foto della cerimonia di consegna dell’assegno, è impresso un raggio di luce. Forse un caso, forse un segno che non se ne vanno mai coloro che si amano. E Tina c’era, in quel raggio.

«Bisogna andare avanti – sospira Franco – in nome di chi è già nell’eternità. Andare avanti, sulle sue tracce».

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