Il Caffè della Memoria: il gruppo che cura

È giunto al terzo anno di vita il Caffé della Memoria, un’iniziativa promossa dalla Fondazione per offrire un sostegno emotivo e competente alle famiglie che assistono un proprio congiunto colpito da decadimento cognitivo. Il Caffè venne infatti avviato in via sperimentale a febbraio 2024 ed ha sempre fatto registrare riscontri lusinghieri, al punto che viene riproposto anche quest’anno.

La finalità, al momento dell’avvio, era creare un’occasione di incontro aperto sia ai familiari degli ospiti della Fondazione, sia a chiunque del territorio fosse interessato a chiedere e ricevere consigli per affrontare l’oneroso compito di accompagnare la persona malata nel suo progressivo declino e per apprendere nuove modalità relazionali e di gestione delle proprie emozioni.

Il Caffè della Memoria nasce quindi come attività di sostegno organizzata con frequenza regolare che si concretizza prevalentemente in incontri informativi cui partecipano famigliari e chiunque possa essere interessato al tema. Il progetto prende le mosse dal desiderio di colmare, almeno in parte, bisogni di ascolto, di orientamento, di sostegno e alleggerimento dei familiari dei malati di patologie legate alla demenza e in particolare all’Alzheimer.

Quello che era nato come un momento informativo sulla demenza, si è però trasformato nel corso del tempo in un vero e proprio spazio di condivisione di umanità. I partecipanti, infatti, con l’ausilio della psicologa Luciana Quaia e dell’educatrice Grazia Crea che coordinano gli incontri, hanno esteso i confini delle loro esperienze di caregiver a riflessioni molto più profonde, spostando lo sguardo dal “come fare” al “come essere”.

In un pubblico eterogeneo di circa quindici persone, si mescolano le voci di realtà solo apparentemente distanti: chi ha il proprio caro utente della RSA o del Centro Diurno, chi lo ha avuto nel passato e poi ne ha subìto il commiato, chi deve organizzare il proprio presente conciliandolo con i mutevoli bisogni del malato di cui si prende cura, chi ha recentemente dovuto scegliere un ricovero non programmato nel breve periodo, … Tante le storie con denominatore comune.

Nel locale bar della Rsa di via Brambilla, due volte al mese si ritrovano con piacere persone che nel susseguirsi degli appuntamenti hanno approfondito la loro conoscenza e acquistato reciproca fiducia, dando libero sfogo - talvolta con commozione ma non mancano anche i sorrisi - a emozioni intime il più delle volte censurate per timore di giudizio.

Ecco quindi emergere termini quali il senso di colpa, riconosciuto non più come sentimento individuale ma come inevitabile, quanto ingiustificata, ombra per chiunque abbia scelto il ricovero. Il distacco, così incistato e dolente per il suo manifestarsi “a tappe” molto prima della perdita fisica di chi è affetto da una forma di demenza. La paura, la rabbia, la tristezza analizzate e discusse per verificare come si riflettono su sé stessi e nel rapporto con gli altri.

Le emozioni, pertanto, sono diventate lo spartito degli incontri e voce di un percorso di crescita collettiva, dove si sperimenta che la fragilità può diventare forza quando un dolore isolato, se condiviso all’interno di un gruppo, si trasforma in memoria solidale e consapevole.

La personalizzazione dell’assistenza è la modalità di lavoro che caratterizza progetti innovativi come i Caffè della Memoria: il confine tra essere “contenitori di sofferenza” o “ambiti di cura” è molto sottile. Il contenitore può essere chiuso, la cura invece richiede apertura, rispetto, relazione. In questo modo si garantisce ai fruitori una prospettiva normale, nel cui ambito si cerca di leggere il bisogno per darvi riscontri adeguati. Il Caffè della Memoria è una risposta possibile in questa direzione.

L’accesso al Caffè è gratuito e coloro che desiderano partecipare possono darne comunicazione la settimana precedente l’incontro alla Responsabile servizio animativo-educativo, signora Grazia Crea, telefonando al numero 031 2971.

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