La dura vita dei sindaci in trincea  A difendersi dal coronavirus (e dai social)
Francesca Curtale, sindaco di Senna Comasco mentre riceve mascherine da distribuire ai cittadini

La dura vita dei sindaci in trincea

A difendersi dal coronavirus (e dai social)

Sono gli ultimi anelli della catena politica, ma gli unici a essere sempre in prima fila.Cercando di trovare risposte ai quesiti dei cittadini impauriti. Compresi quelli più stravaganti

È un mestiere difficile, ammettiamolo. In un Paese come il nostro, dove sembrano esserci più amministratori che amministrati, la figura del sindaco resta un punto fermo. Forse l’unica certezza di una politica dove chiunque abbia un qualsiasi ruolo, persino il più insignificante, ritiene di essere nelle condizioni di dettare regole e ammonimenti, in una sovrapposizione tragicamente comica di ordinanze, decreti, inviti, comunicati e compagnia bella che si contraddicono l’un l’altra generando quella confusione istituzionale che, così ad occhio, dev’essere alla base dell’italica arte dell’arrangiarsi.

Di questi tempi, poi, fare il sindaco è come stare in trincea, rimpiangendo persino quelle domeniche buttate per partecipare al torneo di briscola, che se per caso non ti fai vedere hai già perso cinquanta voti senza neanche accorgetene.

Si scherza, vivaddio, ma neanche poi tanto. Altro che l’intimo godimento della fascia tricolore da sfoggiare nel salotto buono della prefettura il 2 di giugno. Non bastassero i questuanti del sabato – ai tempi della mia gioventù si usava così – adesso ci sono i rompiscatole h24 del web che ti scrivono, ti implorano, ti chiedono, ti sfidano e ti insultano. E tu lì, a spiegare, a giustificare, a trovare sempre una buona ragione per non rispondergli con la massima wildiana secondo la quale con gli idioti non bisogna mai discutere. Soprattutto con quelli che imperversano sui social.

C’è il cittadino-elettore che vuole sapere se può andare a portare il cane a far pipì, quello che cerca la mescita di vini sfusi (giuro, l’ho letto),quello che la sua piscina era ghiacciata e come faccio a far venire l’assistenza, quello che la sua gatta (autentico pure questo) mangia un cibo particolare e quindi deve necessariamente uscire dal Comune “per ragioni di salute” (della micia). E quello che ti ringrazia per l’ultimo comunicato, quello che ti insulta per l’ultimo comunicato e vivaddio, c’è pure qualche parente, che ti benedice a prescindere da quello che hai scritto.

E il sindaco sta lì, nella ridotta del municipio, a pigiare sui tasti, a cercare di spiegare che la buca della via privata magari non è la priorità del momento, a giustificarsi per la lampadina bruciata, a cercare argomenti convincenti per dire che non può essere colpa del Comune se internet si è piantato nel bel mezzo del solitario on line, ad ammonire il cittadino che ti linka il video del vicino sorpreso a svoltare furtivamente l’angolo. E il passo carraio ostruito, il tombino maleodorante, la mia vicina che fa rumore ascoltando la musica e quella che invece non fa più rumore e quasi quasi mi vien da chiamare i pompieri, lei che dice sindaco, chiamo?

Le fake che corrono

Insomma, un calvario. Che, ai tempi del coronavirus, si moltiplica negli effetti. Ciascuno, chissà perché, ha una domanda alla quale non trova spiegazione sui mille siti internet seri (non i gruppi facebook, sia chiaro), ciascuno ha un complotto giudaico massonico per cui se non dai notizia di un caso di positività – vero o presunto,non è mica importante, me l’ha massaggiato l’amica della suocera di mia zia che l’ha saputo dal fratello – stai attentando alla salute pubblica. E se invece ne dai notizia, stai scatenando il panico. E mica si fanno quelle cose lì.

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