Lo stop ai minorenni in discoteca
«Giusto, troppi rischi». «No, si controlla»

Dal Pura Vida al K Klass di Tavernerio fino ai club Spazio e Modà. Sui rischi dell’abuso di alcolici: «Senza ragazzini meno business ma più sicurezza»

Basta minorenni in discoteca, il Libe winter club vieta l’ingresso agli under 18 come già fanno diversi altri club del comasco.

Solo il K Klass di Tavernerio tiene aperte le porte, ma soltanto sopra ai 16 anni.

Dopo più episodi spiacevoli, con giovani e giovanissimi ubriachi finiti all’ospedale, dopo una chiusura di dieci giorni disposta dalla Questura, la discoteca dietro a Sant’Abbondio ha deciso di non fare più entrare i clienti senza la maggiore età già da questo fine settimana. Una scelta condivisa da molte imprese del divertimento di Como e provincia.

«Noi no – dice Emanuela Pecora, titolare del K Klass di Tavernerio –. Noi puntiamo tutto sui controlli chiedendo aiuto alle forze dell’ordine. Per gli eventi più importanti c’è un apposito tavolo tecnico con la Questura. Ma soprattutto invece che limitare l’accesso ai clienti più giovani cerchiamo di limitare il consumo di alcol. Più divertimento e meno shottini. Organizziamo anche per i più piccoli dei party analcolici. Comunque, certo, i minorenni che esagerano in tutti i sensi rappresentano anche per noi un grande problema. Del resto non è difficile procurarsi al supermercato aperto giorno e notte qualche bottiglia. Dunque noi non facciamo entrare nessuno sotto ai 16 anni. A 14 e 15 anni i ragazzi hanno addosso troppa foga, troppa voglia di farsi notare, senza paura di farsi del male».

Le misure per non dare da bere ai minorenni anche secondo i gestori del Libe winter club sono complicate, dispendiose, spesso insufficienti.

«Non fare entrare i minorenni è una politica che tutela anche i titolari dei locali – spiega Luca Acelti, al lavoro al Pura Vida vicino al Tempio – solo così si possono dormire sonni tranquilli. Con i ragazzini ubriachi in giro invece si rischia grosso perché la colpa comunque vada è sempre della discoteca. E i controlli sono un problema annoso, tessere, telecamere, braccialetti non bastano mai al 100%».

Dire no ai minorenni per le discoteche significa rinunciare ad una fetta di business importante. «Sì, ma con le compagnie di ragazzini che fanno la spesa alcolica al supermercato e poi stanno male dentro al locale c’è poco da scherzare – commenta Stefano Vigliarolo, per anni gestore del Cube – molto meglio far entrare solo i maggiorenni. È un fatto di sicurezza e legalità». «È anche una questione etica – suggerisce Mirco Pagani per il club Spazio di Cantù – noi non facciamo entrare i minorenni anzitutto a tutela dei giovani e delle loro famiglie che sono le vere responsabili. Le politiche per evitare ai più piccoli i drink sono sempre fallimentari». Il Libe winter club si riserva prossimamente di aprire ai minorenni la domenica pomeriggio, ovviamente solo con tanta musica e bibite analcoliche con al massimo tante bollicine. «Si faceva così anche ad Erba una volta – racconta Fabrizio Olivadese, responsabile della comunicazione del club Modà – adesso anche noi lavoriamo solo dai 18 anni in su. Per noi l’unico controllo affidabile è la carta d’identità da mostrare all’ingresso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA