Per tre anni cuoco dell’allora principe Carlo, oggi re: «Ho cucinato anche per la regina Elisabetta»

Il personaggio Lo chef lecchese Enrico Derflingher racconta la sua esperienza a stretto contatto con i reali britannici

Enrico Derflingher, lo chef lecchese le cui radici sono a Varenna, presidente di Euro-Toques International e di Euro-Toques Italia, confida di essere molto addolorato per la morte della regina Elisabetta.

La casa reale inglese è, infatti, nel suo cuore, lui che dal 1987 al 1990 è stato il cuoco personale dei principi Carlo e Diana.

«Sono stati anni indimenticabili – dice Derflingher – cucinavo per Carlo, Diana e per i figli William ed Henry, ma ho avuto anche la possibilità di farlo per la regina Elisabetta».

Una di queste occasioni il cuoco lecchese se la ricorda molto bene: «Era una cena a Buckingam Palace, con alcuni capi di stato europei. Feci un risotto con gamberi, bisque e tartufo nero ed a metà della serata fui chiamato in sala dalla regina. Temevo di aver combinato qualcosa, invece la regina si complimentò davanti a tutti, sottolineando che quello era il miglior risotto che avesse mangiato in vita sua. Mi chiese anche cosa volessi come premio. All’inizio rimasi spiazzato, mai avrei immaginato una cosa simile, poi le chiesi di poter tenere la pentola in rame in cui avevo cucinato il risotto. È una sorta di meraviglioso ricordo che conservo gelosamente».

Piatto storico

Quel risotto è poi diventato un piatto storico per la famiglia reale e non solo: «L’ho chiamato “risotto Regina Vittoria” e l’ho cucinato alle Olimpiadi di Pechino e di Londra e in occasione delle nozze del principe William con Kate Middleton. Con questo piatto ho anche vinto il titolo di miglior cuoco d’Italia, d’Europa e del mondo».

Elisabetta fu una regina a cui piaceva mangiare bene, come conferma ancora Derflingher: «Adorava particolarmente le zuppe ed il porridge. A colazione voleva del pane integrale, fiocchi d’avena e mezzo pompelmo. Per il pranzo le veniva servito soprattutto pesce con verdure, mentre la sera era la carne a dominare. Non rinunciava mai al tè delle cinque, che amava accompagnare con prodotti salati come sandwich con salmone, cetrioli e panna acida. Sinché i medici glielo hanno consentito era tradizione incrollabile un whisky dopo cena».

Per tre anni Derflingher ha cucinato quotidianamente per l’attuale re, Carlo III. Come arrivò ad ottenere un posto così prestigioso? «In effetti non era proprio scontato. Erano quattrocento anni che alla corte reale si succedevano cuochi francesi ed io ho portato in tavola l’Italia. Anzi, l’attuale re Carlo III mi scelse proprio perché ero italiano. Lui era innamorato dell’Italia e della sua cucina e per questo volle uno chef italiano. Successivamente sono stato con lui in Sicilia e l’ho accompagnato spesso in Italia. Penso di aver contribuito a fargli conoscere il gusto dei nostri prodotti».

Un Carlo d’Inghilterra che già alla fine degli anni Ottanta era un convinto ambientalista: «Fu un vero e proprio antesignano dell’ambientalismo. Parlava della necessità di salvare il nostro pianeta trent’anni fa quando ben pochi gli davano retta. In questo è stato un uomo di grande lungimiranza. Posso dire con assoluta certezza che è stato lui l’inventore del chilometro zero. In ogni residenza reale aveva fatto allestire dai giardinieri un orto i cui prodotti venivano usati in cucina. Aveva compreso, sin dagli anni Ottanta, l’importanza di usare prodotti freschi che arrivavano direttamente dall’orto fuori casa».

I giochi con William ed Henry

Per Derflingher quei tre anni sono stati indimenticabili ed anche per questo il suo rammarico per la morte della regina Elisabetta è molto sincero. Del resto, è sicuramente uno dei pochi privilegiati ad aver respirato la quotidianità della casa reale: «È stata un’esperienza straordinaria. Cucinavo per Carlo e Diana ed i due figli William e Henry, ma anche per i loro ospiti. E poi li seguivo in tutti i loro spostamenti. Ho spesso giocato con William ed Henry e potrò sempre dire di aver tenuto tra le braccia il futuro re d’Inghilterra. E poi, se devo essere sincero, non mi è più capitato di andare a fare la spesa in elicottero».

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