Bloccata dal debito con il Fisco. «Non posso pagare né lavorare»
La storia Marzia Quaglia, titolare di una ditta individuale a Limido Comasco. Ha aderito alla rottamazione, ma non può operare con i suoi conti bancari
limido comasco
Il paradosso della rottamazione - quinquies: quando l’Agenzia delle entrate Riscossione chiede di saldare ma chiude il conto bancario.
Marzia Quaglia ha una ditta individuale a Limido Comasco che gestisce dal 2008. È un’artigiana che opera come terzista: cablaggi manuali, cavi elettrici, lampade. Un lavoro fatto di mani e di attesa, dove le commesse arrivano quando c’è richiesta e spariscono nei momenti di crisi. Tra la concorrenza asiatica e la scure del Covid, Marzia ha visto i debiti fiscali accumularsi.
La storia di Marzia prende una piega kafkiana il 27 gennaio scorso. «Vado a fare la spesa e il bancomat non funziona - racconta - ho dovuto lasciare la spesa in cassa. Controllo l’applicazione della banca e vedo il conto bloccato. Il saldo segnava meno novantatremila euro».
Il pignoramento
L’agenzia delle entrate ha attivato un pignoramento presso terzi per un debito complessivo di circa sessantamila euro, lievitato a causa di sanzioni e interessi. Il blocco non ha colpito solo il conto aziendale, ma ha travolto l’intera vita familiare: il conto personale, quello cointestato con il marito e persino quello della madre, invalida al cento per cento, su cui transitano solo la pensione e i bonus regionali per l’assistenza.
Il paradosso risiede nei tempi e nelle modalità della burocrazia. Marzia aveva già deciso di regolarizzare la sua posizione aderendo alla definizione agevolata, la cosiddetta rottamazione - quinquies.
«Il 28 gennaio aderisco alla rottamazione inserendo tutte le cartelle definibili - spiega l’artigiana - allo sportello dell’agenzia a Como mi assicurano di stare tranquilla: le cartelle vengono sospese, arriverà un atto di non prosecuzione e la banca sbloccherà il conto per permettermi di lavorare e pagare le rate». Tuttavia, tra il dire e il fare si è inserito un corto circuito normativo. Nonostante l’atto di non prosecuzione inviato via pec, la banca non sblocca i fondi. La giustificazione è tecnica: serve l’estinzione del ruolo in tribunale e l’udienza è fissata per maggio o giugno. «Denuncio il caos che si sta creando con questa rottamazione. Non si può dire alle persone di mettersi in regola e poi fermare ogni procedura essenziale per gestire la vita quotidiana. La procedura deve fermarsi davvero, devono darmi il modo di operare per poter pagare la rata di luglio. Se mi viene impedito di lavorare, come si può pensare che possa onorare il debito?».
Operazioni tracciate
Marzia Quaglia lavora nella trasparenza fiscale. Ogni sua operazione è tracciata, ogni fattura è elettronica, ogni movimento è sotto gli occhi del fisco. «Non sono un’evasore che si nasconde. I miei clienti mi pagano con ricevute bancarie, l’Agenzia delle entrate Riscossione vede tutto quello che faccio – prosegue l’artigiana - eppure mi hanno fatto anche il fermo amministrativo sulla macchina, una vettura del 2007».
Il paradosso diventa quasi grottesco quando si scontra con la realtà quotidiana: senza accesso al conto, Marzia non può fare carburante per andare a consegnare i lavori, non può pagare le utenze, non può nemmeno pagare l’avvocato che dovrebbe aiutarla a sbrogliare la matassa.
La denuncia di Marzia Quaglia non è una polemica contro le tasse, ma la segnalazione di un paradosso del sistema. «A cinquantatré anni questo è l’unico lavoro che ho. Sono disperata perché voglio lavorare. I funzionari mi chiamano e dicono: “signora, porti pazienza, capiamo la situazione”. Ma la comprensione non paga le bollette» conclude Marzia Quaglia.
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