Cresciuto col mito di Iron Man, ora Diop è esperto in robotica
La storia Gli studi alla Magistri e poi Ingegneria meccanica e gestionale. Conseguirà la doppia laurea simultanea, intanto insegna nella sua ex scuola
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Ci sono passioni che nascono davanti a uno schermo e finiscono per plasmare un’intera carriera. Per Ibrahime Thierno Diop, 24 anni, di Cadorago, tutto è iniziato a tredici anni con il mito di Iron Man. Non era solo cinema: quel mix di elettronica e robotica lo ha spinto a iscriversi all’Istituto Tecnico Magistri Cumacini, una scelta che oggi, a distanza di anni, definisce come il pilastro della sua formazione. «La Magistri mi ha dato il metodo e la capacità di gestire la pressione», racconta. Una dote che gli è servita quando, al quarto anno, ha deciso di sfidare il test del Politecnico, entrando in graduatoria per Ingegneria Meccanica.
Ma per Ibrahime la strada lineare non è mai stata abbastanza. Affascinato dalla progettazione industriale, ha presto sentito il bisogno di una visione più globale. Così, al secondo anno di università, ha preso una decisione impegnativa: integrare il percorso di Meccanica con quello di Ingegneria Gestionale. Il risultato? Un doppio percorso accademico per una doppia laurea simultanea. «Volevo unire il dimensionamento tecnico all’aspetto aziendale ed economico», spiega. Un impegno titanico che lo vedrà uscire vincitore, con un bagaglio di competenze unico.
Oggi la vita di Ibrahime è un incastro perfetto di responsabilità. Il “momento più scarico” dello studio, paradossalmente, è diventato il più frenetico. Da un lato c’è il tirocinio in uno studio di impianti industriali, un’opportunità nata sui banchi universitari: un suo professore, colpito dal suo rendimento, lo ha voluto nel suo team. Qui Ibrahime si occupa già della progettazione elettrica per un grande hotel, un compito di alta responsabilità che lo mette alla prova ogni giorno.
Dall’altro lato, il destino lo ha riportato dove tutto era iniziato. Oggi Diop è tornato alla Magistri, ma in cattedra. Insegna Tecnologie e progettazione, sistemi elettrici e meccanica. «Non mi ero mai immaginato come professore, ma quando si è presentata l’occasione ho detto: perché no?». In realtà, l’insegnamento è nel suo Dna: fin dalle superiori si è organizzato per fare ripetizioni con diversi collaboratori, che tuttora coordina con precisione manageriale.
La sua settimana è una maratona di organizzazione: il lunedì in studio, il martedì mattina a scuola e il pomeriggio dedicato alle lezioni private, dal mercoledì al venerdì di nuovo tra i progetti termoidraulici ed elettrici e il sabato a scuola. E se c’è un’urgenza? «Trovo una biblioteca, mi collego online in pausa pranzo e risolvo». Il weekend non è da meno, tra i ragazzi da seguire e lo sport: calcio, palestra e pugilato, quest’ultimo fondamentale per forgiare quel carattere che, secondo lui, è il vero valore aggiunto del Politecnico.
A chi ha paura di affrontare percorsi complessi, Ibrahime consiglia di buttarsi: «L’università ti insegna cosa puoi sopportare, ti forma come persona prima che come tecnico». Con lo sguardo rivolto a giugno, tra la fine della scuola e il traguardo della laurea, Ibrahime non pensa alle vacanze, ma a quante porte è riuscito ad aprire. «Nel peggiore dei casi, so fare due cose», conclude con un sorriso. Ma a guardare la sua determinazione, è chiaro che per lui non esiste un “peggiore dei casi”, solo nuove sfide da progettare.
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