Design e lusso, la guerra nel Golfo rischia di frenare le imprese comasche
Giorgio Pozzi, ceo di Officina Della Scala, azienda di mobili di design di Mariano Comense: «La chiusura o la destabilizzazione prolungata delle rotte commerciali compromette tutto; non si tratta solo di gas e petrolio, ma delle rotte commerciali; la sospensione dei flussi logistici nel Golfo blocca di fatto l’accesso a mercati fondamentali»
Como
L’export di Como verso i Paesi del Golfo sfiora i 150 milioni, complessivamente, ed è in crescita costante dal 2020 al 2024, fino a raggiungere nel 2024 il +35%, secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Como-Lecco su dati Istat. Le premesse per relazioni commerciali solide e durature erano tali che, solo pochi mesi fa, si è tenuta l’edizione teaser di “Red in Progress. Salone del Mobile. Milano meets Riyadh”, progetto che a fine novembre 2025 ha lanciato la collaborazione tra il Salone del Mobile milanese con l’Architecture and Design Commission del Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita. L’evento ha visto la partecipazione di 38 aziende italiane selezionate e un programma di incontri sul tema del made in Italy. Un primo importante passo verso quello che sarà il Salone del Mobile. Milano Riyadh 2026, uno evento atteso e importante in virtù del fatto che già oggi l’Arabia Saudita è il più grande mercato Furniture, Fixture and Equipment della regione Middle Est and North Africa.
«Tutto il mercato del lusso e quindi dell’alta qualità italiana, dalla manifattura ai servizi alla progettazione, è interessato all’area del Golfo» spiega Giorgio Pozzi, Ceo di Officina Della Scala, azienda di mobili di design di Mariano Comense, rimasto in Italia a poche ore dalla partenza per lavoro per i Paesi del Golfo. «L’area del Golfo rappresentano tradizionalmente un mercato molto rilevante – spiega l’imprenditore - perché la penisola araba è un importatore consistente di beni di lusso, arredi e prodotti di alta gamma, oltre che di servizi progettuali integrati. Il design italiano non è un semplice bene di consumo in quest’area, ma un simbolo di prestigio radicato in relazioni decennali con partner in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait».
Le più grandi aziende del settore del design operano stabilmente in quest’area per l’arredo di alto livello, il contract e le forniture per hospitality e residenziale.
Il timore principale riguarda la paralisi delle rotte commerciali. Lo stretto di Hormuz è uno snodo cruciale non solo dell’energia, ma di ogni flusso merceologico verso l’oriente. «La chiusura o la destabilizzazione prolungata delle rotte commerciali compromette tutto - sottolinea Giorgio Pozzi - non si tratta solo di gas e petrolio, ma delle rotte commerciali, la sospensione dei flussi logistici nel Golfo blocca di fatto l’accesso a mercati fondamentali».
Mentre le aziende monitorano con cautela l’evolversi della crisi, l’incertezza regna sulle prospettive a breve termine. Sebbene Giorgio Pozzi confidi in una risoluzione diplomatica, l’impatto economico di questa nuova ondata di instabilità rischia di frenare una crescita estremamente promettente proprio per le aziende italiane.
Con l’evento “Red in progress”, il Salone del Mobile.Milano si era infatto posto l’obiettivo di accompagnare il sistema dell’arredo italiano nel trasformare il potenziale del mercato saudita, in particolare, in opportunità concrete: progetti reali, relazioni operative e sbocchi strategici in un’area in forte espansione. Non si è solo raccontato il design italiano, ma sono state facilitate connessioni operative tra produttori italiani e key player sauditi, developer, contractor, studi di architettura e investitori istituzionali. Il Salone a Riyadh si è proposto come piattaforma B2B permanente, un ponte commerciale strategico che consentirebbe alle imprese italiane di entrare o rafforzare la propria presenza nei mercati dell’area del Golfo, a partire dall’Arabia Saudita. Riyadh stava diventando l’hub regionale per la trasformazione urbana.
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