In Brianza il primato dell’arredo. Due province, fatturato di 3,4 miliardi

Distretti Monza e Como sono realtà leader a livello nazionale con oltre duemila aziende. I possibili fattori di rischio: la continuità generazionale e gli adempimenti burocratici

Mancanza di continuità e burocrazia sono le minacce che incombono sulle medie e piccole imprese artigiane che contribuiscono a dare stabilità alla filiera dell’arredo nel distretto della Brianza. Nella produzione di mobili è la provincia di Monza e Brianza ad avere il primato, con 1.325 aziende, 9.879 addetti e un fatturato di circa 2,2 miliardi di euro. È la provincia che presenta il maggior numero di imprese d’Italia dedicate al settore e copre il 40% del fatturato totale della filiera regionale.

Como è la seconda provincia per export di mobili con un valore di 786 milioni di euro, un fatturato pari a 1,2 miliardi di euro, 865 le imprese, 6.583 gli addetti, secondo i dati diffusi da FederlegnoArredo.

«Prima Monza e Brianza, poi Como e infine Lecco: in quest’ordine e tutte insieme le tre province costituiscono il distretto del legno più importante in Italia e che non ha uguali nel mondo – osserva Marco Bellasio, presidente del settore Legno Arredo di Confartigianato Como – ed è anche difficile esprimere il valore di questo ecosistema di imprese in termini numerici perché è in questa zona che viene custodita una tradizione e una cultura della qualità artigiana dell’arredo che rende la Brianza un contesto del tutto straordinario. Per fare un confronto, il distretto dell’arredo delle Marche è specializzato in cucine e leader in questo settore che, per la caratteristica specifica del prodotto, prevede lavorazioni standardizzate e quindi realizzabili con processi industriali. Nella Brianza c’è ancora e molto di realizzato su misura con cura assoluta di dettagli e di materiali. Nonostante l’evoluzione dei processi e dei mercati e la necessaria innovazione, abbiamo continuato ad essere artigiani».

La Brianza del legno infatti insiste su un territorio popolato da fornitori di ferramenta, vernici, lavorazioni metalliche, tessitori per l’arredo e di terzisti per le realizzazioni più specifiche. Un insieme di attività che sostiene, supporta e permette di dare forma e materia a ogni idea creativa dei grandi designer e delle produzioni più importanti. Un’alleanza che si è dimostrata vincente in termini di export: oltre il 60% del fatturato alla produzione di mobili in Lombardia è destinato all’esportazione per 3,4 miliardi di euro nel 2023, in lieve calo, (-1,9% rispetto al 2022) arrivando a toccare più di 180 paesi.

Questo ecosistema di piccole imprese in dialogo con le grandi aziende del made in Italy può essere messo in pericolo da due elementi di debolezza: «il primo è la mancanza di continuità delle aziende: sono troppo pochi i giovani che proseguono le attività – continua Bellasio - il problema principale è la mancanza di risorse umane in una professione che è sempre più evoluta e dinamica e che vede una parte creativa e anche una certa capacità manuale, che si acquisisce con il tempo, fondersi con le competenze digitali rese indispensabili dalle macchine a controllo numerico utilizzate in tutte le aziende».

Le imprese della filiera del legno arredo, fino ad oggi, non hanno dovuto gestire una grande quantità di norme perché non si tratta di materiali o lavorazioni che richiedono particolari cautele, ma cresce la preoccupazione per il regolamento dell’Unione europea Espr «perché le piccole e medie imprese non sono strutturate per sostenere un importante onere burocratico che potrebbe ulteriormente metterle a rischio – conclude Marco Bellasio – compromettendo così alcuni degli anelli fondamentali che garantiscono unicità e qualità al nostro distretto».

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