Venti di crisi in Ticino: la Equans taglia venti posti

A rischio anche i lavoratori frontalieri. L’azienda è leader su temi quali efficienza energetica, gestione impianti e infrastrutture ed altre pratiche analoghe, rivolte sia ai privati che alle istituzioni pubbliche. Questo taglio di personale potrebbe essere dovuto a un calo degli ordini

Lugano (Svizzera)

Proprio alla vigilia del lungo fine settimana di Pasqua è giunta notizia che un’azienda ticinese - la Equans - potrebbe concretamente tagliare un’altra ventina circa di posti di lavoro, in una percentuale tra il 60 e l’80% frontalieri, comaschi inclusi. Secondo quanto riportato dalla Rsi, il taglio di posti di lavoro negli ultimi mesi si avvicinerebbe così a quota 40. La decisione è stata ufficializzata mercoledì durante un incontro che si è tenuto a Rivera, Comune del Distretto del Luganese. Tecnicamente l’azienda ha consegnato le lettere di licenziamento collettivo, che hanno dato inizio alla fase di consultazione. Complessivamente sono poco meno di 220 i lavoratori occupati, tenendo conto che Equans Svizzera dà lavoro sul territorio federale a quasi 6500 dipendenti attivi in 140 sedi.

In questo contesto, alla Rsi, Lorenzo Jelmini - segretario regionale del sindacato ticinese Ocst - ha confermato che “il dato dovrebbe attestarsi a ventidue collaboratori. C’è il sospetto che una ventina di altri dipendenti siano già stati licenziati nei mesi precedenti”. La Equans Svizzera è tra le aziende leader su temi quali efficienza energetica, gestione impianti e infrastrutture ed altre pratiche analoghe, rivolte sia ai privati che alle istituzioni pubbliche. Questo taglio di personale potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere dovuto a un calo degli ordini, in particolare da Swisscom sul tema di stretta attualità della fibra ottica . Nei prossimi giorni il sindacato Ocst incontrerà l’azienda, che - è bene rimarcarlo - ha dato ampia disponibilità a valutare tutte le soluzioni possibili per ridurre, almeno in parte, i licenziamenti annunciati mercoledì, ad esempio attraverso prepensionamenti e redistribuzione delle forze lavoro in altri settori.

Nel frattempo, sempre la Rsi nelle ultime ore ha dato notizia di un’altra situazione difficile in Mesolcina sotto il profilo occupazionale. Nel dettaglio, si tratta di ventuno lettere di licenziamento sono state inoltrate ai dipendenti della “Carpenteria alpina” di San Vittore. Anche in questo caso è coinvolto in prima persona il sindacato Ocst, che ha collegato il licenziamento collettivo “alla scarsa liquidità”. Licenziamento che si concretizzerà nei prossimi mesi. Segnali in tal senso - cioè legati alle difficoltà ad onorare i salari - erano già state evidenziato a febbraio. Poi il tutto era rientrato con i versamenti in due tranche. In questo caso si parla di “licenziamenti cautelativi”. Dunque il 2026 si è aperto con nuove preoccupazioni sul fronte dell’occupazione, già emerse lo scorso anno in almeno tre distinte situazioni, tutte con di mezzo lavoratori frontalieri. Caso emblematico quello della “Bally” di Caslano (attiva nel settore della moda), con trenta dipendenti licenziati lo scorso anno, per i quali poi azienda e sindacato Ocst hanno definito un “piano sociale” per accompagnarli al termine del contratto di lavoro. Da un centinaio di dipendenti la “Bally” è arrivata a contarne meno di trenta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA