Bilancio molto pesante dell’incendio: 39 sfollati

Ponte Lambro. Tutte le famiglie coinvolte hanno trovato una sistemazione, dichiarati agibili sette appartamenti. Il sindaco Pelucchi: «Ci siamo attivati subito». Uno degli inquilini: «Ho pensato a mettere in salvo moglie e figli»

Ponte Lambro

Nessuno è rimasto prigioniero delle fiamme, nessuno è finito all’ospedale a causa di ferite, ustioni o intossicazioni.

A due giorni dall’incendio che ha coinvolto due palazzine contigue nel centro storico di Ponte Lambro, questa pare l’unica consolazione: poteva andare anche peggio. Ora gli sforzi della comunità sono rivolti a sostegno delle famiglie con gli appartamenti inagibili.

Una brutta storia partita giovedì 27 novembre, intorno alle 20.30, quando ha preso fuoco il tetto di un’abitazione in via Monte Grappa, a breve distanza dagli uffici postali. Le fiamme si sono estese agli edifici della corte confinante, la colonna di fumo era visibile da tutto il paese. Alle 20.45 è partito l’intervento dei vigili del fuoco, che è proseguito fino a tarda notte coinvolgendo uomini e mezzi da Erba, Canzo, Cantù, Lomazzo e dal comando di Lecco.

L’incendio ha interessato inizialmente il tetto di tre appartamenti, ma domare le fiamme è stato molto difficile. Nel frattempo il sindaco Ettore Pelucchi, con l’aiuto dei funzionari e della protezione civile, ha gestito le operazioni di evacuazione degli edifici interessati dall’incendio e di quelli contigui.

«La sera stessa abbiamo sfollato 39 persone, si parla di 19 nuclei familiari» dice Pelucchi. «Hanno trovato un riparo immediato nei locali comunali del Senior Café di via Castelletti, altri nella sede de La Nostra Famiglia. Poi tutti hanno trovato una sistemazione da parenti o amici».

A Ponte Lambro c’erano anche i carabinieri e i sanitari, che hanno visitato alcuni cittadini per scongiurare possibili intossicazioni.

Quando si è trattato di far evacuare i cittadini, racconta il consigliere comunale Nicolò Macrì, «all’appello mancava una giovane mamma con un bambino piccolo, che abita in uno degli appartamenti vicini a quelli danneggiati, ma abbiamo accertato in breve tempo che aveva già trovato riparo dai suoi familiari in un altro paese».

Solo all’alba, con la luce del sole, tutti hanno toccato con mano l’entità dell’incendio. «Giovedì notte abbiamo evacuato complessivamente 17 alloggi» dice il sindaco. «Oggi (ieri per chi legge) sette sono tornati agibili, altri dieci (sei al civico 14, due al civico 16 e due al civico 24 F) non lo sono ancora. I vigili del fuoco hanno accompagnato le famiglie all’interno per prendere alcuni effetti personali».

Per gli alloggi inagibili, la gravità della situazione è differente. Le case poste direttamente sotto i tetti sono state in gran parte “mangiate” dalle fiamme; per quelle ai piani sottostanti i danni sono di entità inferiore.

Tra i cittadini che hanno subito i danni maggiori c’è il siriano Ahmad Abou Daher. Abita al primo piano della corte da cui è partito l’incendio, probabilmente - ma gli approfondimenti sono in corso - a causa di una canna fumaria che ha preso fuoco. «La prima preoccupazione è stata quella di mettere in salvo i miei figli e mia moglie, poi ho aiutato alcuni vicini di casa a uscire nel cortile» dice.

Daher si è trasferito in via Monte Grappa da pochi mesi. «Avevo fatto diversi lavori di ristrutturazione, tutto a regola d’arte e certificato. Guardate cosa rimane, e tutto questo magari per una canna fumaria che non è stata pulita e controllata per anni» raccontava venerdì mattina fissando la sua casa.

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