Canzo, preso il rapinatore della Seicento azzurra: tre colpi in un giorno

All’Epifania aveva seminato il panico assalendo due persone con pistola e un machete. Il terzo colpo era stato sventato dalle grida della vittima

asso-Canzo

Aveva creato apprensione e paura tra Asso e Canzo, con una serie di colpi uno dietro l’altro commessi lo stesso giorno al volante di una Fiat 600 azzurra.

Proprio quell’auto era stata vista, segnalata, la targa era stata ripresa come pure erano state sentite testimonianze e acquisite le immagini di videosorveglianza della zona. Insomma, nel giro di poco tempo di carabinieri della stazione di Asso erano riusciti a risalire ad un sospettato che nei giorni scorsi era anche stato perquisito.

In carcere

Una serie di elementi che sono poi stati girati al pubblico ministero Michele Pecoraro che ha chiesto al giudice delle indagini preliminari Maria Elisabetta De Benedetto una misura cautelare in carcere che è stata concessa. Così, nella serata di martedì, i militari dell’Arma hanno raggiunto Magreglio per notificare al sospettato la misura restrittiva.

In carcere al Bassone, accusato di due rapine consumate e di una tentata, è finito Mohamed Hachimi, 33 anni del Marocco, che avrebbe compiuto tutti gli assalti armato o di pistola (non si sa se vera oppure una scacciacani) oppure di un machete. Rapine racchiuse nel giro di poche ore nella giornata dell’Epifania, a Canzo (due) e pure nei pressi del cimitero di Asso.

Tra le accuse confluite nella misura cautelare c’è anche quella nei confronti di un uomo che, fuori da un bar di Asso – e sempre il 6 gennaio – era stato minacciato con una pistola. Desta scalpore anche il fatto che tutto questo caos sarebbe stato provocato per un bottino totale di appena cento euro, ovvero i soldi ottenuti nella prima rapina a Canzo in via Gerosa ai danni di una donna di 72 anni.

Negli altri colpi invece il trentatreenne marocchino non avrebbe portato via niente: in quello del cimitero avrebbe subito desistito, dopo aver preso la borsa (da qui l’accusa di rapina consumata) alla vista di un malore accusato dalla vittima di 75 anni, mentre nell’ultimo episodio alle 20.30 della sera, nelle vicinanze della casa di riposo “Don Pozzoli” di Canzo, il rapinatore (armato di machete) era stato messo in fuga dalle urla della vittima che aveva richiamato l’attenzione delle persone presenti.

Il filo conduttore

Il filo conduttore di tutte queste azioni era stata quella Fiat 600 che era stata indicata dalle vittime. Ed è stato questo uno degli elementi, con il racconto dei testimoni ma anche con l’analisi delle telecamere, che ha condotto i militari dell’Arma della stazione di Asso a mettersi sulle tracce del sospettato, che – si è poi scoperto – già qualche giorno fa era stato perquisito nella sua casa di Magreglio.

L’epilogo di questa prima parte dell’indagine si è poi avuto nella serata di martedì, con la notifica della misura cautelare in carcere al Bassone dove il marocchino è stato condotto in attesa dell’interrogatorio di fronte al giudice che ne ha firmato l’ordinanza di custodia. L’uomo deve rispondere, come detto, non solo delle due rapine e della tentata rapina nei pressi della casa di riposo, ma anche della minaccia ad un uomo vicino ad un bar di Asso e ovviamente del possesso delle armi. Al vaglio degli inquirenti c’è anche un ulteriore colpo commesso questa volta a Civate, in provincia di Lecco.

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