Erba, i parenti delle vittime sotto assedio

La richiesta di revisione I fratelli Castagna e i fratelli Frigerio si chiudono nel dolore, ma muovono i loro legali. Troupe a Erba a caccia di voci. Per i familiari l’udienza del primo marzo sarà la riapertura di ferite mai chiuse

Come si può elaborare un lutto se, periodicamente, il «clamore mediatico» ti costringe a tornare con la mente e il cuore a quel maledetto 11 dicembre di 17 anni fa? Se, ogni volta, il tambureggiante rumore di chi grida al complotto è accompagnato dalle immagini della scena del delitto, dei corpi straziati, del sangue? E infatti dal 2006 i fratelli Castagna, i fratelli Frigerio e Azouz Marzouk - al quale, però, la luce dei riflettori non sembra dare più di tanto fastidio - si ritrovano catapultati a quel gelido lunedì sera di metà dicembre.

Ferite che si riaprono

Con la fissazione, l’1 marzo prossimo, dell’udienza in cui si dovrà discutere dell’istanza di revisione del processo per la strage di Erba, i famigliari delle vittime sono tornati sotto assedio. Sia fisico, fuori dalla casa di Pietro e Beppe Castagna, soprattutto l’altroieri, si sono affollate telecamere e giornalisti, sia emotivo.

A parte qualche breve parola che Beppe Castagna ha accettato di pronunciare anche a nome del fratello, i parenti di Youssef Marzouk, Paola Galli, Raffaella Castagna, Valeria Cherubini e Mario Frigerio (sopravvissuto fisicamente alla strage, ma anche lui vittima della furia dei due vicini di casa) si sono stretti in un assoluto riserbo e silenzio. Ma questo non significa che osserveranno dalla finestra quanto avverrà a Brescia.

Pietro e Beppe Castagna, ad esempio, già da tempo sono assistiti dall’avvocato Massimo Campa di Milano. Li segue nelle denunce - e nei processi - che hanno fatto seguito alla valanga di insulti e illazioni sul loro conto, dopo che il «clamore mediato» è arrivato anche a ventilare la pista famigliare, tra le possibili alternative alla colpevolezza di Rosa Bazzi e Olindo Romano. E, quasi sicuramente, si assisterà anche nell’udienza davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Ma anche Elena e Andrea Frigerio, i figli del signor Mario e della signora Valeria Cherubini, si starebbero muovendo per nominare un nuovo legale, dopo che lo scorso anno l’avvocato Manuel Gabrielli, che aveva seguito fin dall’inizio la famiglia, proteggendola da tutto e da tutti, è morto.

In nome del padre

Azouz Marzouk resta il solo famigliare ad aver cambiato idea sulla colpevolezza dei vicini di casa. Per i fratelli Castagna e i fratelli Frigerio, invece, non vi è dubbio alcuno. E se i primi, in particolare Pietro, sono stati costretti anche di recente a subire l’onta di trasmissioni che gettano ombre su di loro, i secondi si vedranno costretti a tutelare la memoria del padre, Mario. Che secondo la tesi difensiva, basata su consulenze psichiatriche a distanza, fatta da esperti che mai hanno visitato e neppure incontrato l’unico superstite alla strage (al contrario del dottor Claudio Cetti, che invece ha sempre concluso per l’assoluta credibilità del testimone), avrebbe accusato Olindo Romano per via di un ricordo innestato “artificialmente” nella sua memoria dai carabinieri.

La speranza loro è che, chiuso questo ennesimo capitolo, poi del caso di Erba non se ne senta più parlare.

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